Sangue sulle olimpiadi russe minacciate dagli attentati

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Russia, 30 dicembre – Giorni di fuoco, questi ultimi, per Volgograd, una città a circa 500 km a sud di Mosca che è stata scossa da due attentati a distanza di meno di 24 ore l’uno dall’altro.

Il primo ieri, 29 dicembre, quando un kamikaze si è fatto esplodere in una ex-stazione ferroviaria. L’attentatrice è Oksana Aslanova, una ventiseienne del Daghestan. Il bilancio è  di almeno 17 morti e 45 feriti.

Stamattina il secondo attentato, stavolta non un kamikaze, ma una bomba occultata su di un filobus è esplosa, provocando la morte di almeno 15 persone.

Questi due episodi hanno rimesso in vita la minaccia di un possibile attacco da parte dei jihadisti del Caucaso ai danni delle Olimpiadi invernali, che si terranno il 7 febbraio nella città di Sochi, e che rappresentano un modo per rilanciare sulla scena internazionale l’immagine della Russia di Putin.

Lo scorso luglio, infatti, il capo dei miliziani ceceni Doku Umarov, ha rivendicato gli attentati degli ultimi anni e, in una dichiarazione, ha fomentato l’odio per i giochi olimpici, che descrive come: “organizzati sui resti dei nostri antenati, sulle ossa dei molti musulmani uccisi sulla nostra terra lungo la costa del Mar Nero”.

Nel frattempo il Cremlino ha potenziato le misure di sicurezza per i principali snodi, e ha chiuso i centri commerciali, da sempre principale preda dei terroristi. Per i giochi olimpici, sono stati mobilitati 40.000 uomini delle forze di sicurezza.

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