Decreto svuota province, il Presidente Pentangelo ed i sindaci campani sul piede di guerra

provincia di napoliStrenua difesa delle province e contro il Ddl Delrio

Napoli – L’ombra minacciosa del disegno di legge sulle città metropolitane e sulle province si sta materializzando ora dopo ora, non lasciando alcuna via di scampo anche ai più irriducibili fautori dell’ente. Dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati, avvenuta lo scorso 22 dicembre, il decreto “svuota province” è ora in discussione in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Presente all’incontro una delegazione dell’UPI (Unione Province Italiane) composta da Guido Podestà, presidente della Provincia di Milano, Antonio Pentangelo, presidente della Provincia di Napoli, Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino e Leonardo Mauro, presidente della Provincia di Treviso.

E di nuovo, come alla vigilia dell’incontro alla Camera (vai all’articolo), Pentangelo è tornato all’attacco lanciando bombe sulle città metropolitane. Nel suo intervento al Senato, del 14 gennaio scorso, il presidente della Provincia di Napoli ha criticato l’efficacia del disegno di legge “che anziché razionalizzare il sistema periferico dello Stato, lo svilisce moltiplicando nei fatti anche i centri di spesa”. Il motivo di tali esternazioni sta, in buona sostanza, nel depauperamento delle funzioni attualmente afferenti alla provincia ma che, di fatto, non potranno essere gestite in modo adeguato dalla città metropolitana, in special modo a Napoli, dove, pare, si andrebbe incontro ad una sorta di conflitto d’interessi.

Infatti, come spiega lo stesso presidente, nel capoluogo campano si è dato vita ad un paradosso in quanto, sebbene la legge preveda uno svuotamento delle competenze delle province, vengono ad esse prorogati i servizi nel settore ambientale: “La Provincia è creditrice verso gli enti locali di oltre 300 milioni di euro, di cui quasi un terzo dal solo Comune di Napoli. Ma non è tutto. La legge prevede che almeno fino al 2017 il sindaco del comune capoluogo diventi il sindaco metropolitano: si arriverebbe all’assurdo che De Magistris sarebbe debitore di se stesso con un conflitto di competenze spaventoso. Questo è solo un esempio dei condizionamento che i comuni della provincia vivrebbero nei confronti del capoluogo ed è il motivo per cui quasi due terzi dei sindaci del napoletano mi hanno confermato per iscritto le loro intenzioni di non aderire alla città metropolitana, vanificandone gli effetti”. Un vero e proprio disastro si intravede all’orizzonte, quindi; in termini di gestione territoriale verrebbe meno il particolarismo che, ad oggi, ha garantito lo spacchettamento delle competenze tra i vari enti e, nella fattispecie, in Campania, una vera e propria rivoluzione di sindaci per l’evidente conflitto d’interessi in cui cadrebbe il sindaco di Napoli. È per questo che Pentangelo, nel suo intervento, ha focalizzato l’attenzione sulla necessità di garantire il suffragio universale per l’elezione del sindaco metropolitano: “È una follia – ha detto – che in concomitanza di considerazioni della Consulta sulla legge elettorale, dove viene determinata l’assoluta necessità dell’elettore di scegliere i propri rappresentanti, noi siamo qui ad ipotizzare nuove istituzioni guidate da nominati dalla casta”.

Il presidente dell’UPI, Antonio Saitta, si è detto preoccupato “Di cosa capiterà ai servizi che gestiamo, di cosa accadrà a settembre alle oltre 5000 scuole delle Province”. Scuole, trasporti, servizi di competenza della provincia avranno una sorte ancora da definire. Anche sulle città metropolitane, secondo Saitta, “si sta sprecando un’occasione importante: invece di creare enti forti, capaci di competere con le altre poche grandi aree europee, per cedere ai localismi se ne faranno 20, senza funzioni chiare e senza quella legittimazione che solo il voto diretto dei cittadini può garantire. Si sta annunciando agli italiani qualcosa di straordinario che dovrebbe cambiare il futuro della nostra politica, ma invece alla fine sarà solo un pasticcio”.

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