Ercolano, via all’ampliamento del parco archeologico

scavi ercolanoPrevista acquisizione di nuove aree e demolizione di immobili fatiscenti

Roma – Il 23 gennaio, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha comunicato “l’avvenuta sottoscrizione dell’accordo con la ‘Fondazione Istituto Packard per i Beni Culturali’ per l’ampliamento del parco archeologico di Ercolano e il miglioramento dei confini tra sito archeologico e città.”

Il MiBACT, la ‘Fondazione Istituto Packard per i Beni Culturali’, il Ministero per la Coesione Territoriale e il comune di Ercolano sono i firmatari che condurranno il progetto.
Obiettivo dell’intesa l’ampliamento del parco archeologico di Ercolano grazie ad una serie di azioni programmate quali: “l’acquisizione di un’area di mq 5.171 posta a nord ovest degli scavi, la demolizione di immobili fatiscenti, con la relativa recinzione delle superfici e messa in sicurezza della zona e la riqualificazione, a cura del Comune di Ercolano, dello spazio compreso tra Via Cortili e Via Mare posto al confine nord ovest degli scavi.”

Le parti, secondo il principio di leale collaborazione, si impegnano affinché i termini dell’accordo siano rispettati con solerzia e snellimento delle procedure burocratiche. La realizzazione dell’iniziativa sarà periodicamente monitorata al fine valutare l’attuazione del programma. “Si precisa – conclude il MiBACT – la volontà di realizzare gli obiettivi del presente accordo, favorendo anche il coinvolgimento di soggetti pubblici o privati e informando e coinvolgendo la comunità locale, affinché possa partecipare all’iniziativa con propri contributi e suggerimenti”.

Gli scavi archeologici di Ercolano hanno riportato alla luce i resti dell’antica città di Ercolano seppellita con Pompei, Stabia, Oplonti e Boscoreale sotto uno strato di lapilli e di cenere nell’anno 79, durante l’eruzione del Vesuvio.
Il sito di Ercolano, con Pompei ed Oplonti fa parte della lista dei beni dell’UNESCO, patrimonio dell’umanità dal 1997. Sono circa trecentomila le persone che ogni anno giungono nell’area archeologica gestita dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

FOTO: tratta il gazzettino vesuviano

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