Lotta ai tumori al collo e alla testa, un prelievo per la prevenzione

ricerca-medicaLa ricerca scientifica condotta in Italia

Le neoplasie  alla testa e al collo rappresentano un insieme molto ampio di patologie. Tale definizione include il tumore alla laringe, alla bocca, alla faringe, alla lingua, al naso. Non se ne parla molto, eppure sono oltre 12 mila gli individui colpiti ogni anno solo in Italia, con un’incidenza maggiore nelle donne.

E’ recente la notizia di un progetto di ricerca, finanziato dall’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) e dalla Fondazione Umberto Veronesi, che ha l’obiettivo di scovare nel sangue dei biomarcatori diagnostici e prognostici. I ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, cercheranno delle molecole, dei piccoli RNA, che rappresentano un campione biologico di facile reperimento e che permetteranno di tracciare la carta d’identità della malattia per ogni paziente.

Sarà un semplice prelievo del sangue a rivelare chi è rischio di tumori al collo e alla testa. Attraverso l’attuazione del metodo, sarà possibile definire facilmente la diagnosi, valutare la prognosi e dar luogo a vere e proprie cure personalizzate.

Lo studio multicentrico nasce dalla collaborazione con la dottoressa Gabriella Cadoni, il professor Giovanni Almadori e il professor Gaetano Paludetti dell’Istituto di Otorinolaringoiatria dell’Università Cattolica-Policlinico A. Gemelli, fino a coinvolgere il Consorzio Internazionale per lo Studio dei Tumori della Testa e del Collo-INHANCE .

Le cause dell’insorgenza di questi tumori, frequenti ma allo stesso tempo sconosciuti, sono rappresentate da un mix di componenti ambientali e comportamenti a rischio. Il fumo, l’HPV (Papilloma Virus Umano) e il consumo eccessivo di alcol sono tra i fattori di incidenza più sottovalutati. Mal di gola che persiste per alcuni mesi, dolore durante la deglutizione, raucedine prolungata e cambiamenti della voce sono invece tra i sintomi più comuni.

Questo tipo di cancro viene spesso diagnosticato in fase tardiva, in uno stadio troppo avanzato, a causa della bassa specificità della sintomatologia. Nel 50% dei casi sviluppa recidive, nel 15% secondi tumori primari. La prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano dunque le uniche strategie efficaci e da oggi anche delle speranze concrete, al fine di evitare danni di natura irreversibile.

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