Le ceneri di Elena

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime 

Coffee-BreakE’ lunedì pomeriggio, il lunedì più brutto della mia vita. Ho qui davanti a me le ceneri di mio marito Carlo, morto giovedì in un brutto incidente d’auto. E’ stato un colpo dritto al cuore, avrei scommesso che saremmo invecchiati insieme, che la prima ad andarsene sarei stata io, pigra un po’ grassottella, sempre svogliata ed invece, al ritorno del solito giro che faceva ormai da anni in bici, è stato falciato da un auto, guidata da una signora distrattamente sorpresa al cellulare.

Sono seduta al tavolo di cucina abbracciata a quel che rimane di Carlo, quando il suo cellulare avvisa festoso che c’è un messaggio. Salto sulla sedia dallo spavento, mi alzo e prendo il cellulare. Ci armeggio un po’ non sono pratica di Android e diavolerie moderne, ho ancora un vecchio nokia tenuto insieme da un laccino! I figli ed anche Carlo mi prendevano sempre in giro, ma io mi affeziono, anche ai cellulari, Dopo un po’ riesco non so come a visualizzare il messaggio, sarà qualche amico che ancora non sa niente della tragedia, penso, così lo avverto. Il messaggio indica un nome, Kat, e recita così: come mai non sei venuto giovedì, ti aspetto il prossimo al solito posto, alle 17 non mancare.

Inizia il mio travaglio, ho il numero a disposizione, lo faccio col mio vecchio cellulare e mi risponde una giovane voce femminile, dall’accento inequivocabilmente straniero, mi sembra addirittura una russa, del tipo ti spiezzo in due, alla Rambo, per intenderci. Vado comprensibilmente in agitazione, siamo a lunedì ho tre giorni per capire quale sia il solito posto e recarmi all’appuntamento, sono curiosa e sospettosa. Prendo la mia piccola smart ed inizio a percorrere piano il tragitto che era solito fare Carlo in bici, per vedere se scopro qualcosa che mi possa illuminare, ma i miei giri stanno andando a vuoto. Ritorno a casa che è quasi sera, non prenderò il sonnifero che mi ha prescritto il dottore, devo pensare, devo concentrarmi.

A letto mi giro e mi rigiro, mi alzo, prendo il suo cellulare, che non si è nemmeno graffiato nell’impatto, comincio di nuovo la mia battaglia per entrare nei messaggi, alla fine ci riesco. Questa Kat è una presenza fissa nel cellulare di mio marito, ci sono pochi dubbi sul rapporto che c’era fra loro, anche se la corrispondenza è criptica… La nuova figura che sta assumendo mio marito mi disarma, non avrei mai creduto che potesse avere una vita parallela, pensavo che fosse felice con me, pensavo gli bastasse il nostro sesso tranquillo ed appagante, in 20 anni di matrimonio non ho mai accusato mal di testa. Mi salgono le lacrime agli occhi, il risentimento sta prendendo il posto del dolore, ma non ci voglio pensare, ora devo scoprire quale possa essere il solito posto.

Siamo a mercoledì ed ancora brancolo nel buio, quando al supermercato, visto che anche le vedove devono mangiare, incontro una conoscente che dopo le solite condoglianze mi chiede, mi pare con malizia, se quel piccolo fondo in via Caravaggio è in vendita, visto che ora Carlo non c’è più! Ecco quale può essere il solito posto! Liquido la signora, dicendole che ancora ci devo pensare e mi avvio nervosa verso via Caravaggio a dare un’occhiata.

Da fuori, noto che la finestrella è pulita e riparata da una nuova piccola tenda, entro e mi trovo davanti una vera e propria garçonniere. È pulita, non più deposito degli attrezzi di Carlo, in mezzo alla stanza troneggia un comodo divano letto, un piccolo frigorifero è appoggiato alla parete, ci sono anche delle stampe appese ai muri imbiancati. Domani, giovedì, qui dentro ci sarà battaglia!

Alle 17 di giovedì, mi reco stranamente calma all’appuntamento, entro e dentro non c’è nessuno; meglio, penso fra me, mi troverà già qui! Mi siedo nel divano ed aspetto. Dopo circa 10 minuti, una chiave gira nella toppa ed ecco che mi trovo davanti la misteriosa Kat. Mi manca quasi il respiro, è poco più grande di Sara, la figlia mia e di Carlo! Lei appena mi vede cerca di uscire di nuovo ma io le intimo di restare. Si blocca, mi guarda. Io le dico senza tante cerimonie che Carlo è morto, lei di rimando si mette a piangere sommessamente, a lungo, sembra non voglia farla più finita. Cerco un fazzoletto, glielo porgo, sono imbarazzata e confusa quasi quanto lei. La mia sete di vendetta si è asciugata davanti al dolore comune che proviamo, le chiedo di sedersi accanto a me. Stiamo sedute in silenzio, interrotto solo dai suoi piccoli singulti, per un periodo di tempo infinito, durante il quale invecchio di anni, prendo coscienza del disgraziato di Carlo, prendo a cuore la disperazione di Kat.

Alla fine mi alzo, la invito a restare lì se vuole, tanto le chiavi le ha già. Mi ringrazia, mi abbraccia addirittura e mi promette che mi verrà a trovare, mi racconterà quanto Carlo tenesse a me. Mi viene da ridere ma non importa, ora non importa più. Ho una cosa urgente da fare, a casa.

Arrivo, vado di corsa nel luogo dove è adagiata l’urna di Carlo, che il comune mi ha autorizzato a tenere in casa, la prendo in braccio, mi reco al bagno e rovescio il contenuto , tutto il contenuto nel water. Ma non tiro lo sciacquone,no!  Mi scappa forte la pipì!

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