I grillini all’assalto delle Istituzioni

napolitano_giorgioDepositata la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica

Roma, 31 gennaio – Quella di ieri è stata decisamente una giornata piena sul fronte grillino. Si contano, infatti, bagarre in Parlamento, occupazione delle Commissioni ed il blocco della conferenza stampa del capogruppo del Pd Speranza. Quest’ultimo è stato un momento di forte tensione, che è quasi sfociato in uno scontro fisico tra Speranza ed Alessandro Di Battista. L’ultimo atto è stata la deposizione formale in entrambi i rami del Parlamento della messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica.

L’accusa che il M5S muove nei confronti di Napolitano è quella di attentato alla Costituzione, che viene giustificata in sei punti.

La prima ragione è, come si legge nel documento del Movimento, l’ “Espropriazione della funzione legislativa del Parlamento e abuso della decretazione d’urgenza”. Secondo i grillini, infatti, il Presidente della Repubblica sarebbe venuto meno al suo ruolo di garante della Costituzione, mettendo a rischio la stessa forma di governo del nostro Paese, tramutandola da parlamentare a “presidenziale o direttoriale”.

Il secondo punto che si contesta è la “Riforma della Costituzione e del sistema elettorale”. Napolitano sarebbe accusato di aver cercato di trasformare la Costituzione da rigida a flessibile, in barba all’articolo 138 della Costituzione.

Il terzo punto, fa riferimento al fatto che il Presidente non avrebbe esercitato il suo dovere di rimandare al mittente atti incostituzionali, rifiutandosi di promulgarli. La quarta accusa è quella di avere accettato il secondo mandato, e la quinta quella di aver abusato del potere di grazia, concedendola al giornalista Alessandro Sallusti.

Il sesto ed ultimo capo d’accusa, è inerente al “Rapporto con la Magistratura: Processo Stato-Mafia“. Il Movimento 5 Stelle accusa Napolitano di non aver lasciato il giusto margine d’azione alla magistratura, che per la Costituzione italiana è libera e completamente indipendente. In particolare, sollevando il conflitto d’attribuzione avanti alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni indirette che lo vedono coinvolto, il Presidente della Repubblica avrebbe assunto un atteggiamento: “gravemente intimidatorio nei confronti della magistratura, oltretutto nell’ambito di un delicatissimo procedimento penale concernente la presunta trattativa tra le istituzioni statali e la criminalità organizzata”.

Il commento laconico di Napolitano a proposito della vicenda è stato: “Faccia il suo corso”.

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