L’Italia risponde no alla stabilizzazione dei 230mila precari, meglio pagare la sanzione di 10 mln alla UE

precariAncora in sospeso gli esiti dei provvedimenti della Corte di Giustizia Europea riguardo l’assunzione dei precari in Italia

Risalgono al 12 dicembre 2013 la deliberazione, da parte della UE, della sentenza Carratù (Causa C-361/12) e del provvedimento Papalia (causa C-50/13) per la violazione della Direttiva 1999/70/CE che stabilisce alcune disposizioni in merito al precariato nelle pubbliche amministrazioni. Nelle motivazioni della sentenza la Corte così recita: “ […] l‘illegittimità della legislazione italiana in materia di precariato pubblico, accertando che l’Italia e la normativa interna non riconoscono e non garantiscono ai lavoratori pubblici precari le tutele e le garanzie previste dal legislatore europeo […]”.

La dimostrazione della gestione del precariato pubblico da parte dell’Italia è evidenziata dai 230 mila precari distribuiti tra scuola dove il loro numero si aggira sulle 130mila unità, Sanità con 30mila e le Autonomie con 80mila.

Risale al 21 novembre 2013 l’ultimatum da parte di Bruxelles relativo all’assunzione dei precari entro due mesi,pena una sanzione di 10 milioni di euro.

In seguito all’ultimatum il ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione del Governo Gianpiero D’Alia in una nota inviata alla Cgil ha così risposto: “Il Governo è già intervenuto per superare il precariato, impossibili stabilizzazioni di massa. La sentenza della Corte di Giustizia Europea non giunge certo come una novità, visto che il governo nel frattempo è già intervenuto con il decreto 101, convertito in legge, che ha come obiettivo proprio il superamento definitivo del fenomeno del precariato”.

La contromossa del Miur (Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca ) era quella di sottoporre ai commissari dell’Unione Europea il percorso intrapreso per l’assorbimento dei precari attraverso la trasformazione delle graduatorie fisse in graduatorie ad esaurimento per sgonfiare le sacche del precariato unitamente alle assunzioni in ruolo decise con il recente decreto istruzione che dovrebbero riportare a un livello fisiologico il ricorso ai precari.

Questo piano di immissioni in ruolo da effettuarsi in tre anni non copre tutti i 230mila precari ma soltanto il pensionamento di circa 69mila docenti e 16mila ATA, tenendo conto che ci sono anche i 26mila insegnanti di sostegno per i quali si attende il Decreto Ministeriale che prevede l’assorbimento di sole 4.447 unità.

A tutt’oggi non si conoscono gli esiti della risposta del Miur ma se tale spiegazione non dovesse bastare alla Commissione la procedura andrà avanti passando alla Corte di giustizia, con il rischio di condanne pesanti.

Domenico Pantaleo, segretario del sindacato Flc- Cgil, afferma: “Il governo deve mettere in campo un piano pluriennale che consenta la stabilizzazione andando oltre gli stessi contenuti della legge sull’istruzione approvata in Parlamento”.

Per la Sanità, ’11 dicembre 2013 è stata spedita alle Regioni una direttiva con la proroga di tutti i contratti di lavoro precario fino al 31 dicembre 2016 per mantenere l’erogazione dei livelli di assistenza e della ricerca, scongiurando azioni di protesta, in attesa del varo del decreto per la stabilizzazione. Paolo Fadda sottosegretario alla Salute in una nota spiegava che la direttiva era il frutto dell’intesa tra il Ministero della Salute e tutti i sindacati del comparto sanità ribadendo che: “Inoltre abbiamo voluto ricordare alle Regioni che, nel rispetto delle normative vigenti, il ricorso a nuovi contratti di lavoro a tempo determinato debba essere circoscritto ai soli casi eccezionali e limitati previsti, anche al fine di non riprodurre il fenomeno del precariato”.

Dal 21 novembre sono trascrorsi i due mesi concessi all’Italia per adoperarsi affinché siano assunti a tempo indeterminato i 230mila precari del pubblico impiego. Tutti assunti?

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