Clan camorristici sgominati dai Ros, agivano tra Napoli e l’Abruzzo per la ricostruzione post terremoto

auto carabinieriOperazione nelle province di Napoli, Salerno, Foggia, Latina, Chieti ed Ascoli Piceno

All’alba di ieri a Chieti e in altre città italiane i Ros dei carabinieri hanno sgominato un gruppo camorristico gestito da clan campani. Il gip dell’Aquila ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 indagati. 18 in carcere, 11 ai domiciliari e 2 con obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’accusa è di estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. 15 di 31 sono anche stati accusati di associazione mafiosa. Il gruppo, diretto dal clan dei Vollaro di Portici, aveva a capo Lorenzo Cozzolino il quale trasferitosi in Abruzzo, gestiva nella zona di Francavilla al mare, Vasto e altre città abruzzesi, attività di spaccio ed estorsione. Il pizzo veniva chiesto perfino a piccoli commercianti e ambulanti, di solito anche extra comunitari. Sono stati proprio alcuni episodi, avvenuti a partire dal 2012, come tentati omicidi o incendi di autovetture e immobili nel chietino a spingere il comando provinciale Chieti ad aprire un’indagine poi denominata “Adriatico” che ha permesso di sgominare la banda e arrestare molti delinquenti di origine campana ma anch’essi trasferiti in Abruzzo.

L’operazione dei Ros è scattata non solo nella provincia di Chieti ma ha interessato anche le province di Napoli, Salerno, Foggia, Latina e Ascoli Piceno.

Il Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, ha commentato l’operazione definendo la zona dell’Abruzzo appetibile alle mafie anche per la ricostruzione del dopo terremoto. Ha continuato dicendo che tale regione è ancora immune da associazioni camorristiche o criminalità organizzata e quindi anche le autorità erano poco allertate su tale fenomeno.

Secondo Roberti nella provincia di Chieti si sono trasferite molte persone affiliate alla Camorra che hanno lasciato i loro territori quando erano in piena attività di vendette interne ai clan.

Tutto ciò è stato possibile, però, grazie alla collaborazione tra le varie Procure delle province interessate e le forze dell’ordine.

Un’ulteriore successo delle forze dell’ordine avvenuto nella stessa giornata è quello della DIA (direzione investigativa antimafia) di Napoli nei confronti di 3 esponenti del clan dei casalesi che opera soprattutto nel casertano. Nei confronti di 3 malavitosi appartenenti a questo clan sono stati sequestrati beni per un totale di 3 milioni di euro.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha disposto fossero sottratti patrimoni a Vincenzo Abbate imprenditore del settore del calcestruzzo. Abbate aveva già un’ordinanza restrittiva per associazione camorristica dal 2006. Sono state sequestrate anche tre società, tra cui una immobiliare e una di autotrasporti appartenenti allo stesso.

A Giuseppe Granata, imprenditore edile, è stato sequestrato un immobile a Teverola. Anch’egli indagato per associazione camorristica dal 2002, ha fornito al clan supporto logistico e in cambio vinceva gare d’appalto per lavori nel campo dell’edilizia.

A Pasquale Fontana, detto “o ragioniere” e cugino di primo grado del boss Michele Zagaria, capo della clan omonimo, sono stati posti i sigilli ad un suo immobile sito in San Cipriano d’Aversa . Il Fontana aveva un’ordinanza dal 2006 restrittiva per associazione camorristica. Dalle indagini è emerso che l’uomo si era occupato di ripulire il denaro illecito investendolo nell’acquisto di immobili nel Nord Italia con l’aiuto anche dei prestanome. Tutti appartenevano al clan Zagaria.

Forse l’unica cosa che davvero unisce tutto il nostro Paese è quello di giocare a guardia e ladri e le forze dell’ordine per ora hanno segnato un buon punteggio.

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