Siamo una generazione che non ha più il sogno di fare l’avvocato, il ragioniere, il pagliaccio o la hostess. Siamo quelli che devono prendere ciò che arriva senza fare troppe domande.

Si sa, da quando ci sono i social network, scambiarsi idee, pareri e opinioni è molto più veloce e diretto. Ma spesso il web da voce a chi invece voce non dovrebbe avere. Nella mia pagina facebook infatti, un giorno ho trovato questo:

“a chi gliene dovrebbe fregare delle tue problematiche da sfigata sul lavoro, evidentemente dipendenti dal fatto che sei incompetente e non sai fare nulla per cui valga la pena di assumerti?”

Che dire, sono la prima aperta alle critiche, sono contro però agli attacchi personali, anche perché di personale c’è veramente poco tra due utenti di facebook, perciò sentirmi dire che nessuno mi assume perché non so fa niente, non mi va proprio giù. Alla base di un attacco del genere, ci può essere solo tantissima ignoranza, nel vero senso e significato della parola, cioè una scarsissima conoscenza del mondo del precariato. O magari una vita frustrata e piena di risentimento che porta quindi a lasciare commenti acidi.

Comunque, se volessi estendere la sua carineria a tutta la categoria dei precari, vorrebbe dire che siamo un Paese di giovani che non sanno fare niente dato che il tasso di disoccupazione e precariato ha raggiunto quest’anno i massimi storici. Ma evidentemente il nostro Pippo non legge nemmeno i giornali. Il grossissimo problema però è che di persone ignoranti come lui, l’Italia è piena ed ecco perché in molti casi il problema non si riesce proprio a comprendere e a dargli quindi la giusta priorità nelle cose da risolvere.

Di Pippo l’Italia ne è colma. Pippo che scaldano la sedia senza far niente tutto il giorno perché il suo capo glielo consente, perché non ha mai provato il brio di un contratto a tempo a termine o semplicemente perché a fare il suo lavoro ci sono i poveri interinali. Come si può pretendere che un Paese fatto di Pippo, possa darci l’importanza che meritiamo?

Che poi forse, sotto sotto (ma proprio sotto), Pippo un po’ di ragione ce l’ha: cambiando sempre lavoro, ma specialmente mansione lavorativa, si sa fare molto ma poco fatto bene. Nel senso, se tre mesi faccio la commessa, altri due la credit analyst e altri sei ancora la credit controller, quale di questi saprò fare veramente bene? Forse nessuno, ma di certo non è una cosa voluta. Se la priorità è lavorare, ci si mette a far tutto, perché se si aspetta di poter fare lo stesso lavoro, si rischierebbe di rimanere a casa troppo a lungo.

Siamo una generazione che non ha più il sogno di fare l’avvocato, il ragioniere, il pagliaccio o la hostess.

Siamo quelli che devono prendere ciò che arriva senza fare troppe domande.

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