Governo Renzi: domani la squadra di governo, lunedì la fiducia in parlamento

Corsa contro il tempo per formare il nuovo governo. Renzi: “Siamo avanti col lavoro”

premier matteo renzi21 febbraio – Ancora in alto mare la composizione del nuovo governo. Ieri mattina, a conclusione del vertice di maggioranza fissato per stabilire il programma del nuovo esecutivo tenutosi presso la sede del ministero degli Affari Regionali, in via della Stamperia, il risultato è stato un nulla di fatto. Nessun segretario o leader di partito ha partecipato, quindi neanche il presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi e il leader di NCD, Angelino Alfano. La trattativa è stata infatti affidata ai capigruppo e al fedelissimo di Renzi, Graziano Delrio. Per Nuovo Centrodestra sono stati presenti il presidente Renato Schifani e Gaetano Quagliariello. In totale, i partiti rappresentati erano nove: PD, NCD, SC, MAIE, SVP, PSI, UDC, PI e CD.

Lavoro, riforme, Pubblica Amministrazione e fisco i temi principali discussi durante la riunione. Per Renato Schifani, si è trattato di un primo passo in avanti, di una riunione proficua che “non può essere risolutiva”. Secondo Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato, invece ci sono esigenze di approfondimento. Più cauto ancora Gaetano Quagliariello, che sottolinea che c’è “tanto lavoro da fare” e “tanti nodi da sciogliere”. Di “primo passo positivo” parla il capogruppo dei Popolari per l’Italia alla Camera Lorenzo Dellai, focalizzandosi sul bisogno di avere “una sola maggioranza” su legge elettorale, riforme e governo.

Durante la riunione, pare che NCD abbia posto il veto sulla firma del programma in relazione alla durata della legislatura. Il partito di Angelino Alfano chiedeva che fosse scritto nero su bianco che l’entrata in vigore della legge elettorale sia condizionata al compimento delle riforme. Sebbene Delrio abbia ricordato che su questa partita c’è l’impegno di Renzi, gli alfaniani hanno preteso l’inerimento della clausola nel programma. La questione è ora passata alle trattative tra Matteo Renzi e i leader della coalizione.

Intanto il premier in pectore ha detto di essere “molto avanti col lavoro“; dopo l’incontro con Berlusconi, che ha detto sì alle riforme, blindando l’Italicum, e dopo il comizio show con Grillo, Renzi ha annunciato che ci sono le condizioni per un nuovo governo, dettando i tempi: domani la squadra di governo, lunedì la fiducia in parlamento. “Sono pienamente convinto che ci siano tutte le condizioni per fare un ottimo lavoro”.

Intanto, dopo i forfait di Alessandro Baricco alla cultura e di Andrea Guerra allo Sviluppo, il totoministri è in pieno fermento. Per la Giustizia in salita le quotazioni di Guido Calvi e del Pd Andrea Orlando. Presi contatti per lo Sviluppo Economico con Mauro Moretti di FS e con l’ex ad Telecom Franco Bernabè. Ma in queste ore la priorità del sindaco è la ricerca di un nome per il posto in assoluto più delicato: l’Economia. In calo le quotazioni dei tecnici Lucrezia Reichlin e Bini Smaghi. Tra i politici si parla di Fabrizio Barca, di Enrico Letta (che, però, non ne vuole sapere), di Romano Prodi (che si è detto non interessato), di Mario Monti, seppur a voce bassa. Montezemolo ancora in lista per un ministero per la promozione del Made in Italy nel mondo, eventualmente sostituito da Carlo Calenda, ex Italia Futura il cui incarico sarebbe il più classico Commercio Estero. Agli Esteri sembra tenere Emma Bonino e agli Affari Europei Enzo Moavero. Il nodo cruciale è quello con Alfano, che vorrebbe restare agli Interni ma che cederebbe a patto di mantenere la vicepresidenza del Consiglio. In questo caso in corsa per il Viminale ci sarebbe Dario Franceschini del PD.

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