Partono i Plastic Busters per il monitoraggio nel Mediterraneo

Per il monitoraggio dell’inquinamento da plastica

AVISO OCEAN10Roma, 24 febbraio – La presenza di rifiuti plastici in mare, è una questione alquanto spinosa perché contribuisce alla morte di alcune specie anche piuttosto rare, come le tartarughe marine. Non solo. Può diventare un rischio anche direttamente per l’uomo perchè contribuisce alla contaminazione del pesce che poi finisce sulle nostre tavole. la plastica, che viene modellata dal moto ondoso, si agglomera tra di essa fino a formare delle vere e proprie isole galleggianti, deturpando e contaminando l’ambiente marino. Il problema ed i rischi ad esso connessi sono abbastanza conosciuti, ma ciò che manca è un effettivo monitoraggio della situazione.

Nel nostro Mediterraneo la questione è ancora più stringente perché, essendo un mare chiuso e densamente popolato, i rifiuti restano intrappolati e sono destinati a rimanere nelle nostre acque per varie centinaia di anni a causa dello scarso ricambio delle acque. Si stima la presenza di tre milardi di rifiuti, di cui circa l’80% costituito da plastiche.

Con la propulsione delle Nazioni Unite, l’Unione europea ha dato il via ad un progetto per il monitoraggio sull’inquinamento da plastica in mare. Al progetto partecipano 19 Paesi, ma il nucleo della missione è costituito dalla sinergia di due Università italiane. La prima è quella di Alessandria, che fornirà tecniche all’avanguardia per l’analisi della spazzatura in mare. Il secondo istituto è quello di Siena, da cui partirà presto un team di ricercatori, i Plastic Busters, per il monitoraggio reale del Mediterraneo. Il principale scopo della missione è quello di fornire una fotografia quanto più possibile realistica sulla situazione, per poi in un secondo momento mettere in atto le soluzioni più adatte a risolvere il problema. I Plastic Busters hanno già compiuto tre missioni, l’ultima lo scorso ottobre, come anteprima del progetto. Ma il 2014 è l’anno in cui monitoreranno la presenza di grandi e micro plastiche nell’intera area del Mediterraneo, e non solo in zone circoscritte.

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