Giustizia pronta alla riforma? Andrea Orlando, il garantista che non dispiace al centro destra

Da ministro dell’Agricoltura nel governo Letta a guardasigilli con Renzi

Andrea OrlandoRoma – Da Ministro dell’ambiente e della tutela del Territorio e del Mare a Ministro della Giustizia. La carriera politica di Andrea Orlando (Pd) verrà messa duramente alla prova, anche se per il nuovo Ministro sarà difficile fare peggio del proprio predecessore. Dopo lo scandalo legato all’ex-Ministro Cancellieri la poltrona del riformatore giudiziario era quella che scottava di più. Il nuovo Premier Matteo Renzi mantiene per ora le promesse e le attese, nominando un “giovane” di 45 anni che dovrà attuare alcune delle riforme più importanti del nuovo governo.

Durante il governo di Enrico Letta, la questione della giustizia è stato uno dei tasselli più difficili da inserire nell’intricato puzzle delle riforme. La proposta di legge del precedente governo inerente alle deleghe, aveva infatti generato un gran malcontento. Furiosi gli avvocati si erano schierati compatti contro il governo nello sciopero del 20 maggio, ed hanno annunciato addirittura una completa astensione dalle cause nel periodo tra il 17 ed il 22 di marzo.
Insomma un messaggio chiaro al nuovo Ministro: servono riforme, soprattutto da parte di chi, nel 2010, aveva già proposto un piano per lo snellimento delle misure procedurali.

Andrea Orlando ha battuto sul fotofinish la candidatura di Grattari, un pm, che avrebbe potuto dare un segnale chiaro per la lotta alla criminalità ed alla mafia. L’attuale ministro ha subito generato polemiche per qualche precedente: nel 2010 pare sia stato pizzicato ad una festa con alcune note modelle e sempre in quello stesso anno gli venne ritirata la patente per guida in stato di ebrezza e nel parlamento dei “laureati”, uno dei punti sui quali ha battuto forte il Movimento 5 Stelle, lui ha soltanto il diploma di maturità scientifica.

Il nuovo Ministro ha già da tempo definito la sua posizione circa questioni importanti legate alla giustizia in Italia, come il tema del ‘Carcere duro’, previsto dal 41 bis, e ‘dell’ergastolo ostativo’, ancor prima della nomina. “Sono favorevole all’abolizione dell’ergastolo ostativo  – dice Orlando –. Per quanto riguarda il 41 bis non ci sono ancora i tempi per superarlo, ma è necessario fare il punto sulla sua funzionalità nella lotta alla mafia”. Una posizione da vero e proprio garantista.

Orlando è stato commissario del Pd partenopeo, reggenza esercitata durante la segreteria di Bersani, nel 2011. Una gestione non certo facile e risultati non proprio entusiasmanti, visto che il Partito Democratico napoletano che si è lasciato alle spalle non ha risolto le divisioni interne ed i contrasti tra i capibastone. Conferma ne è stato il congresso anticipato per il Pd Napoli e la conseguente defenestrazione dell’ormai ex segretario Cimmino, scelto proprio da Orlando, come suo successore.

Tornando alla scelta di questi giorni, quella di Orlando, è stata una candidatura voluta fortemente dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che pare abbia posto un veto, sulla nomina Grattari. Una questione che ancora non ha trovato una conferma e nemmeno una risposta concreta. Una candidatura che certo non è dispiaciuta a Silvio Berlusconi che lo ha preferito al pm, ponendo il placet per la nomina di Orlando.

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