Antiche usanze: la vedova di Carnevale, un calendario per la Quaresima

La pupattola, la caducità della vita rappresentata da una bambola

quaresimaCade oggi la prima domenica di quaresima e per l’occasione Racconta Napoli rispolvera un’antica tradizione del sud Italia, ancora diffusa anche in molti comuni campani e, una volta, anche a Napoli. Ci riferiamo ad una misteriosa ed inquietante bambola che, vestita rigorosamente di nero, compare dal mercoledì delle Ceneri fino a Pasqua sui balconi di ogni casa, a far bella mostra di sè penzolando dalle balaustre.

Tale pupattola, detta “Quaresima” o “Quaresima secca secca”, non è altro che la personificazione del periodo di penitenza e di astinenza dai cibi elaborati e saporiti. Essa è dunque la controparte del Carnevale, personificato in un uomo grasso ed opulento e, proprio perchè ne rappresenta l’antitesi, viene anche definita la “vedova di Carnevale“.

La pupa ha un grembiule con una tasca ed in mano il fuso e la conocchia; ai piedi, invece, c’è un’arancia o una patata, dentro cui vengono infilate sette penne, tante quante sono le domeniche di quaresima, e tolte una per volta col passare della domenica. Dopo essere stata rimossa, la penna viene bruciata o gettata via ed il rituale termina con varie preghiere, come a voler allontanare la carestia dal proprio uscio. Il sabato precedente la Pasqua, la bambola viene infine incendiata, a simboleggiare la liberazione dall’astinenza quaresimale e la rinascita a nuova vita, in analogia con l’avvento della domenica pasquale.

Una delle caratteristiche peculiari della pupattola è il suo perenne dondolio: un solo soffio di vento la agita a lungo, metafora dell’incertezza della vita e della fugacità dell’esistenza umana. Il fuso e la conocchia sono l’allegoria della laboriosa trama che tesse il destino. Sacro e profano si intrecciano nella simbologia della bambola, che rappresenta la carestia della quaresima, ma al tempo stesso è una sorta di calendario, di memento della caducità dell’esistenza, un monito del fato all’umanità intera.

Con l’andare degli anni la bambola, quella brutta pupa vestita di nero, è scomparsa dai nostri balconi e anche dalle nostre memorie.

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