Ciliegi rosa, in cucina

Coffee Break, i racconti di NapoliTime 

Coffee-BreakLa piccola stanza dell’ospedale, nel reparto di ortopedia è a nostra completa disposizione, la gentilissima infermiera mi ha detto che posso anche dormire qui, visto che è libera, cosa che certamente farò, non lo lascio mio marito da solo!

Lui mi guarda dal suo letto, con un busto rigido e il femore rotto. Io gli restituisco lo sguardo e mi sento profondamente in colpa, se è in queste condizioni, la colpa è solo mia!

Quello che mi consola è che nei suoi occhi non vedo un atto di accusa ma, al contrario, mi sembra di scorgere un lampo di divertimento, nonostante la rottura delle rotture. Ai medici del pronto soccorso, non l’abbiamo certo raccontata giusta, ci siamo vergognati. Abbiamo detto che Filippo, chiamato Pippo da tutti meno che da me, è caduto accidentalmente dalle scale. Dovremmo cambiare casa, le case terra tetto sono micidiali. Il risultato della caduta è stato scivolamento delle vertebre e rottura del femore destro, 90 giorni di letto, protesi e disagi vari.

Eppure la mattina era cominciata nel migliore dei modi. Ci siamo alzati insieme ed abbiamo fatto colazione in cucina, una bella tazza di caffellatte con fette biscottate e marmellata, poi ci siamo preparati e siamo usciti per i nostri soliti giri: una puntatina al bar dove troviamo sempre qualche amico con il quale prendere un caffè; un po’ di spesa al supermercato, che per noi è diventata un’importante risorsa sociale ed umana, siamo amici di molte cassiere in fine di nuovo a casa dove io cucino e Filippo mi fa compagnia pigramente accomodato sulla sua poltrona. Stiamo bene insieme, ormai da più di 50 anni.

Verso mezzogiorno, alla televisione, come per magia hanno mandato in onda la nostra canzone, quella del nostro amore. Ciliegi rosa in primavera, cantata da Claudio Villa. Ci siamo guardati, io e Filippo, quella era proprio la nostra canzone. Mi sono diretta danzando verso di lui, col grembiule da cucina, gli ho teso la mano e l’ho invitato a ballare. Lui si è alzato e abbiamo trovato subito la nostra antica sintonia, la solita di quando ancora andavamo a ballare il liscio nelle sale di mezza Toscana.

Verso la fine del pezzo, mancavano davvero poche note, abbiamo fatto una mezza piroetta ma Filippo ha perso l’equilibrio ed io nel tentativo di sorreggerlo, gli sono rovinosamente caduta addosso! Come ci siamo rialzati, e ci è voluta un’infinità di tempo, ho subito intuito che il mio Filippo si era fatto male e nonostante la puntura di antidolorifico, nel pomeriggio stava pure peggio. Ho dovuto chiamare il dottore, che ci ha consigliato il pronto soccorso e certo non abbiamo detto a nessuno come sono andati veramente i fatti!

Le nostre figlie qualcosa hanno intuito, perché non siamo poi bravi a dire le bugie, ma i medici mica ci conoscono! Non si può raccontare che all’età di 85 anni, Filippo, e alla mia, 80, si ballava Ciliegi rosa in cucina!

Ci guardiamo e finalmente ci mettiamo a ridere forte, non riusciamo a smettere. I medici presenti sicuramente avranno pensato che siamo vecchi, che abbiamo una qualche forma di demenza senile… che lo credano pure! Non ci possono venire a dire che alla nostra età bisogna stare attenti.

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