Piano di riforme di Matteo Renzi, il Financial Times: “Non curerà l’Italia”

80 euro in busta paga per chi guadagna meno di 1.500 euro al mese. Apprendistato, dura critica da parte del segretario Cgil Susanna Camusso

premier matteo renziRoma, 15 marzo – Dopo il super mercoledì, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi giovedì sera a Porta a Porta, ha dato un ulteriore spiegazione delle riforme che intende portare avanti .

Uno dei primi temi che ha affrontato, è quello che riguarda l’aumento di 80 euro in busta paga per chi guadagna meno di 1.500 euro al mese: “Oggi abbiamo una situazione di tristezza e desolazione nel ceto medio, al quale se dai quel piccolo margine, 80 euro in più, ogni tanto respira”. Il premier ha assicurato che la copertura non verrà da un’ulteriore tassazione sulle pensioni, e per rafforzare la sua promessa ha affermato: “Se il 27 maggio i soldi non arrivano in busta paga vuol dire che Matteo Renzi è un buffone“.

Renzi ha inoltre affermato che la spending review non sarà da attribuire solo al ministro dell’Economia, bensì a Palazzo Chigi, quindi la responsabilità (o i meriti) ricadranno sul Presidente del Consiglio. Ha assicurato che non verrà effettuata una patrimoniale sui risparmi degli italiani e che punta a concludere la questione legge elettorale entro il 25 maggio.

E mentre dalla cancelliera Angela Merkel arriva una sostanziale approvazione per il programma, anche se velata da un certo scetticismo, il Financial Times, in un editoriale pubblicato ieri, boccia la politica di Renzi. “La medicina di Matteo Renzi non curerà l’Italia” si legge nel quotidiano, che aggiunge: “Una riduzione delle tasse per coloro che guadagnano poco ha un buon senso politico, ma non aumenterà la competitività del Paese”. Il Financial Times avanza inoltre dubbi sulla copertura delle risorse, e afferma che per far ripartire l’economia italiana sarebbe stato più opportuno tagliare le tasse alle imprese, non ai dipendenti.

Dal lato dei sindacati, arriva invece una dura critica da parte di Susanna Camusso al Piano Lavoro. Il segretario Cgil scrive in un tweet: “Il provvedimento del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, introduce ulteriore flessibilità e precarietà“. La Camusso si riferisce alle norme sui contratti a tempo determinato e l’apprendistato, in quanto viene estesa la norma che consente di assumere a tempo determinato senza causale e scompare l’obbligo di assumere un terzo degli apprendisti. Aggiunge ancora la leader della Cgil: “Fatico a riconoscere la dimensione di chi diceva che bisogna investire sul lavoratore e sulla sua formazione con l’idea che l’unico contratto che si utilizza è quello a termine. Da un lato si dice che il lavoro deve essere al centro e dall’altro si nega la dignità al lavoro. Leggo in questo una rinuncia”.

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