Pompei si sgretola ed Ercolano va a ruba, vigilantes a protezione degli scavi

Crolla muro della domus in Regio V in zona interdetta al pubblico. Il soprintendente Osanna rivela che i controlli sono pochi e il crollo scoperto dai custodi non è recente

Pompei è sicuramente uno dei posti al mondo più affascinanti per storia e cultura ma a riempire la cronaca restano i crolli che puntualmente si contano negli scavi e l’incapacità dell’Italia di salvaguardare le proprie ricchezze artistiche e ancor di più di non saperle valorizzare e tramutare in risorse economiche incentivando il flusso turistico.

Giovedì scorso è stato segnalato l’ennesimo cedimento da parte dei custodi dell’area archeologica, che periodicamente svolgono un controllo sistematico all’interno del perimetro degli scavi. A cadere questa volta una piccola porzione di muro situata in una domus che si trova nella Regio V Insula 2, civico E in un vicolo di via Nola. Si tratterebbe del crollo di un muro non affrescato ubicato in una zona degli scavi interdetta al pubblico in cui anche i controlli degli addetti ai lavori non sono frequentissimi. Per queste ragioni è evidente che il cedimento in questione non risale in effetti a poche ore prima del sopralluogo dei custodi degli scavi archeologici. A confermarlo è il soprintendente Massimo Osanna, che ha riferito che “ le prime analisi archeologiche dimostrano che non si tratta di un evento recente – ha inoltre aggiunto – adesso saranno le autorità competenti e gli esperti a valutare il caso”.

Osanna ha ammesso che l’ultimo controllo svolto in quella zona è stata fatto nell’aprile 2013 in coincidenza del progetto di messa in sicurezza previsto dal Grande Progetto Pompei. Il progetto dovrebbe partire a breve con l’assegnazione della gara e “con l’obiettivo di essere chiuso entro il 2015” sottolinea il soprintendente. I tempi e la burocrazia certo non aiutano l’equilibrio instabile in cui versano gli scavi di Pompei che rischiano di sgretolarsi pezzo per pezzo per l’incuria e l’abbandono. Se cenere e lapilli non hanno potuto distruggere la bella città romana con l’eruzione del Vesuvio nel 79 dc., c’è il rischio che oggi il Governo di Roma capitale non sia in grado di proteggerla come dovrebbe.

Se a Pompei i muri traballano e cedono, lo scarso controllo consente furti e sfregi alle opere inestimabili racchiuse tra le mura delle rovine, come il clamoroso furto del frammento di affresco dalla domus di Nettuno, ad Ercolano, così come per le griglie in ferro cromato che erano collocate nella passerella della scarpata Nord degli scavi archeologici di Ercolano e rubate tra il 14 e il 18 marzo scorso.

Dario Franceschini, il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, ha rassicurato che si lavora per “rafforzare le misure di controllo e vigilanza del sito archeologico”. Mercoledì si è svolta una riunione operativa a Roma convocata dal ministro per fare il punto sull’emergenza Pompei in attesa del Grande Progetto Pompei. Misure straordinarie quindi quelle che verranno attuate. “Al ministero un ulteriore annuncio di nuove misure straordinarie ma intanto rimaniamo in attesa di quelle ordinarie”– commenta insoddisfatta la Cisl-Bac. Le misure da attuare in tempi brevi sono il rafforzamento della sicurezza anche con vigilantes privati, con l’impiego di 30 persone ad affiancare i compiti svolti dai custodi e l’accelerazione delle gare per la videosorveglianza e per la nuova recinzione.

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