La zeppola di San Giuseppe: il dolce campano che delizia il palato sin dall’antichità

Dolce dalle origini antichissime, risalente al 500 a.C. circa, quando si celebravano a Roma le “Liberalia

imageNapoli – Marzo è il mese delle “zeppole di San Giuseppe“. Il succulento dolce campano la fa da padrone sulle tavole domenicali e nelle invitanti vetrine delle pasticcerie in particolare il 19 marzo, giorno in cui, per l’appunto, si festeggia San Giuseppe.

Sono passati pochi giorni dalla ricorrenza, ma gustare questa delizia tipica, sia nella versione fritta che in quella al forno, è sempre stato un piacere per il palato fin dall’antichità. Infatti, quello che è uno dei dolci più apprezzati della pasticceria partenopea, ha origini antichissime, che risalgono addirittura al 500 a.C. circa, quando si celebravano a Roma le “Liberalia“, ossia le feste delle divinità dispensatrici del vino e del grano. Il 17 marzo era il giorno in cui, per onorare Sileno, precettore di Bacco, si tracannavano fiumi di vino addizionato con miele e spezie e si trangugiavano profumate frittelle di frumento fritte nello strutto.

Sulla falsariga di questo antico rituale, alcune teorie riportano che la comparsa delle zeppole sulle tavole napoletane sia dovuta ad un cuoco dei Borbone, incaricato di preparare un dolce per la Quaresima senza uova e grassi animali. Altri attribuiscono la maternità alle monache dei decumani. Quel che è certo è che la zeppola di San Giuseppe, così come la conosciamo oggi, è nata nel 1840, grazie al famigerato pasticciere Pasquale Pintauro, ispirato da una ricetta riportata da Ippolito Cavalcanti nel suo famoso manuale “Cucina teorico-pratica”. Pintauro si cimentò nell’invenzione della zeppola di tradizione partenopea aggiungendo uova, strutto e aromi vari all’impasto delle classiche frittelle e procedendo poi a due cicli di frittura (la prima nell’olio e la seconda nello strutto fuso e bollente); il tocco finale, ossia la copertura con crema pasticciera e bucce di amarene, ha conferito il carattere goloso al dolce primaverile. Il nome “zeppola” deriva dalla sua tipica forma a ciambella, che ricorda un serpente attorcigliato su se stesso (serpula).

Una curiosità: la zeppola festeggia San Giuseppe perchè è non solo il protettore dei falegnami, ma anche dei friggitori che per l’occasione, ancora oggi omaggiano il santo con uno dei prodotti più apprezzati della ricca cucina napoletana. Il filologo Emmanuele Rocco, ha infatti proposto un’epigrafe con la frase: “Napoli inventò le zeppole, tutta Italia se ne leccò le dita“.

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