Gli “agitatori culturali”. Napoli come Londra: nessun muro resterà più bianco.

L’arte esce dal museo e si appropria della città. Lo spazio espositivo perde i suoi confini. Gli artisti rifuggono l’arte per pochi e i vernissage d’elite realizzando le proprie opere “sulla città”

L’accademismo è dilaniato da una violenta rivoluzione che sta distruggendo i suoi stereotipi a favore di un’arte libera, dissacrante, provocatoria. Un’ arte che non è dimenticata nei musei in attesa delle critiche degli esperti di turno, ma che è costantemente sotto gli occhi dei cittadini, sui muri delle case, sui vagoni della metropolitana o sulle pareti degli edifici pubblici, aperta a innumerevoli interpretazioni.

Un’arte di strada non banale ed effimera, ma pregnante e carica di riferimenti al contesto sociale, che trova  l’apice dell’espressività a Londra, città dove chi ha da dire qualcosa è libero di farlo e solitamente trova anche qualcuno che ascolta .

Ben lontani dall’essere dei semplici writers, Kaf e Cyop sono gli “agitatori culturali” che da un decennio sono tra i promotori di questa rivoluzione artistica nel territorio napoletano. Ripercorrendo l’esperienza londinese portano avanti una lotta contro l’alienazione e la banalità della società contemporanea e riproducono sui muri della città partenopea le proprie fantasie ed allucinazioni.

Animali dalle lunghe sagome e occhi sbarrati, scheletri, tombe, pulcini giganti e cervelli che piovono dal cielo sono solo alcune delle immagini surreali che compongono il loro bestiario moderno, una rappresentazione  del mostruoso che veicola messaggi di insubordinazione.

E se accanto a queste opere d’arte a cielo aperto compaiono delle scritte di “imbrattamuri” improvvisati, non importa. Sono forme di interazione con le quali tutti possono contribuire a definire l’immagine finale della città.

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