A casa con mammà e papà. Si, magari.

Non so se vi capita mai che una frase, sentita un giorno per caso, vi torni alla mente cosi, come le canzoni quando metti la riproduzione casuale. A me capita, spessissimo, specialmente quando lavoro e sono talmente presa che prendo coscienza della realtà in differita. La frase in questione infatti, l’ho sentita non mi ricordo nemmeno quando, alla televisione e il concetto era  più o meno che noi giovani (che poi mi dovrebbero spiegare fino a che età ci si può definire giovani) vogliamo il lavoro vicino a mamma e papà.

Partendo dal presupposto che è dai tempi di Ponzio Pilato che noi Italiani abbiamo la tendenza di lavarci le mani dei problemi altrui, ultimamente c’è anche la corsa ad una nuova attività sportiva: l’arrampicata sugli specchi. Insomma, diciamocela in tutta franchezza, non trovando una soluzione utile a quella che ormai è una piaga sociale (la disoccupazione), si cerca di fare scarica barile o di lanciare accuse che non hanno alcun fondamento.

Ma facciamo un passo indietro, cosi capirete come mai oggi mi sono ricondotta a quella frase. Ripensando alle scorse esperienze lavorative, alle facce che vedo sugli autobus e che incontro nei locali, non mi sembra proprio che la maggioranza siano lombarde. Se togliamo una parte che è comunque nata e cresciuta qui, che è la minoranza, tutti gli altri, cosa ci fanno qui a Milano? Sono per caso tutti venuti a vedere la Madonnina o il Cenacolo? Ah si, magari sono qui per la movida notturna, o per vivere liberamente la loro sessualità, o per fare shopping.

Non prendiamoci in giro, sono qui per lavorare, perché nella loro città non hanno trovato speranze. Ho un sacco di amicizie che vengono dall’Italia tutta e che sono qui per lavoro, che vorrebbero essere sì a casa loro, vicino a mamma e  papà, ma facendosi due conti capiscono che è meglio stare qui e scappare “giù” appena possibile. Sono quelle persone che spendono anche seicento euro di affitto per una stanza singola, ma che tolte le spese, guadagnano comunque di più di quello che guadagnerebbero lavorando magari in nero nella loro città.

Ecco perché dico che prima di dire certe assurdità, sarebbe il caso di tirare fuori il naso da Palazzo Chigi e guardarsi intorno. Ascoltare gli accenti. Respirare i  profumi che escono dalle cucine delle case in affitto. Ma come sempre è più facile “colpevolizzare” i giovani, i non più giovani e magari anche gli anziani.

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