SPECIALE Conferenza programmatica PD. Intervento di Elisabetta Gambardella: “il welfare è un potente antidoto al debito pubblico”.

Vorrei ripartire dallo slogan che abbiamo utilizzato per dare il titolo all’iniziativa organizzata dal Forum Politiche  sociali del PD Napoli del Dicembre scorso “Welfare per lo sviluppo”;  perché  lo stato sociale non è beneficenza e neppure un lusso: il welfare è un potente antidoto al debito pubblico.

Siamo convinti che, tanto più in una fase di crisi come questa, il welfare risponde meglio e in modo mirato ai bisogni delle persone ed è economicamente più vantaggioso. Del resto questo è anche il messaggio di sintesi che è stato lanciato da oltre 50 organizzazioni sociali che si sono ritrovate a Roma per la Prima Conferenza nazionale “Cresce il welfare, cresce l’Italia”

Bisogna garantire i livelli essenziali di assistenza sociale, democrazia e partecipazione, garantire l’integrazione socio-sanitaria e poi c’è il grande tema delle risorse. Proprio quest’ultimo aspetto è il tema più interessante: come rilanciare il welfare e allo stesso tempo sviluppare il nostro paese.

Il welfare  è sempre stato in Europa un elemento di tensione, mai una questione pacifica. L’Agenda Europa 2020 da un lato è certamente un passo avanti, perché pone per la prima volta obiettivi misurabili nel campo delle politiche sociali; dall’altro però è un passo indietro, perché riduce le stesse politiche sociali al contrasto della povertà. Un altro problema  è che l’Europa ha affidato tutta la questione sociale  alla buona volontà dei paesi che, di fatto, specie in situazioni di crisi, disattendono gli impegni presi e vanno anzi in direzione contraria. È il caso, per esempio, della Grecia e dell’Italia, dove i poveri aumentano, anziché diminuire, senza che nessuno chieda a questi governi di renderne conto.

Si pensi all’azzeramento del  Fondo per le non autosufficienze, finalizzato alla copertura finanziaria delle spese sostenute dai Comuni per l’integrazione dei costi delle prestazioni di livello essenziale destinate alle persone non autosufficienti ed al taglio significativo del Fondo nazionale per le politiche sociali, si passa da uno stanziamento di 435,3 milioni di euro nel 2010, che diventano 273,9 milioni di euro nel 2011. E con una previsione per il biennio successivo di cifre ridicole: 70 milioni di euro nel 2012 e 44,6 milioni di euro nel 2013.

 E’ evidente che il pesantissimo ridimensionamento del Fondo per le politiche sociali, sommato all’azzeramento del Fondo per le non autosufficienze, andrà a compromettere in modo gravissimo il funzionamento dei servizi socio-assistenziali e di quelli socio-sanitari di competenza comunale, La gravità di questi tagli e delle loro conseguenze derivano dal fatto che “non c’è stata, negli ultimi 15 anni, una crescita delle risorse adeguata all’enorme aumento del bisogno: dallo 0,2% del Pil destinato nel 1996 si è arrivati, nel 2009, allo 0,4%.

Questo drammatico quadro economico finanziario, ha conseguenze ancora più gravi sui cittadini della Campania, stretti tra i “necessari sacrifici” richiesti dal Governo Monti e la cronica carenza di lavoro e redditi che caratterizzano il Mezzogiorno.

Pur consapevoli della crisi economica che il Paese sta vivendo,  siamo convinti che questa crisi non deve diventare un alibi dietro cui si nasconde un disinteresse totale per le politiche del welfare.

I tagli che la Regione sta effettuando su sanità e  politiche sociali; la diminuzione drastica delle risorse dedicate ai servizi alla persona,  agli asili nido, all’assistenza agli anziani, ai disabili, ai tossicodipendenti, ai malati mentali, ma anche la forte riduzione dei servizi sanitari, viene giustificata con la carenza di fondi a disposizione, all’interno di un paradigma aziendalistico.

Un paradigma in cui l’aumento del benessere,  il miglioramento della salute e delle condizioni di vita, non vengono considerati  risultati positivi di cui beneficia tutta la comunità.

Inoltre accanto alla riduzione delle risorse destinate a questi obiettivi, in particolare nei servizi alla persona, si sceglie di  comprimere il comparto pubblico,  favorendo la crescita di quello privato e, soprattutto al Sud, questa trasformazione è poco trasparente ed anche molto poco efficiente, si rileva infatti,  un passaggio di servizi sanitari redditizi al privato mentre quelli per il primo soccorso, l’urgenza, le patologie gravi restano al pubblico, depauperato di mezzi e personale e lasciato ad una organizzazione approssimativa.

Il Partito Democratico è contro questa visione aziendalistica. Riteniamo  invece che la salute e  la solidarietà sociale, siano diritti inalienabili, non effetti secondari di un bilancio qualsiasi; che i diritti e la salute siano  beni comuni così come il benessere e la qualità della vita.

Non è più sostenibile una prospettiva che veda nel welfare un mero costo, un freno alla crescita economica,  noi vogliamo ragionare insieme all’Amministrazione comunale su un nuovo patto per il sociale a Napoli, una nuova idea di responsabilità collettiva, che tenga insieme libertà e uguaglianza,  dobbiamo mettere al centro la salute, la conoscenza, il benessere dei cittadini ed in particolare delle persone più fragili, emarginate e per questo a maggior rischio di esclusione, ma anche i lavoratori e gli operatori dei servizi pubblici alla persona e del Terzo Settore che devono essere salvaguardati nella loro dignità di lavoratori. Su questo vogliamo creare un’alleanza programmatica e  insieme a rivendicare le risorse necessarie.

Negli ultimi 20 anni  si sono accentuate le diseguaglianze e moltiplicate le disparità. Il modello di stato sociale che conosciamo non va bene  e bisogna ripensarlo, in una visione integrata e allargata. E’ pertanto necessario ripartire dal Sud, aprire a Napoli un laboratorio  permanente tra enti locali, regioni, governo, sindacati, partiti e terzo settore, che partendo dall’esperienza dell’osservatorio della legge 328, elabori proposte concrete e attuabili per rendere il welfare più adeguato agli standard europei e a bisogni sociali.

Per quanto riguarda il problema delle risorse e i conseguenti tagli subiti dal welfare in questi anni di crisi, è la stessa Commissione europea a sollecitare l’Italia all’uso dei fondi strutturali, in particolare del Fondo sociale europeo, che dovrebbe essere più accessibile ad enti locali e non profit, mentre oggi è destinato soprattutto alla formazione professionale. E’ questa la strada, e su questo punto tutti insieme dobbiamo sollecitare Il presidente Caldoro, ed il Governo Monti.

Noi dobbiamo porre al centro dell’agenda politica un’idea di sviluppo che veda nel welfare non un capitolo di spesa ma, al contrario, una leva economica e sociale, un fattore di crescita qualitativa e quantitativa, un fattore per ridurre le disuguaglianze e costruire maggiore giustizia sociale. Il Pd su questo piano e’ disposto a spendersi fino in fondo: non ci può essere una politica dei due tempi, prima si risana e poi si pensa alla giustizia sociale, e non può esserci sviluppo senza la componente sociale in cui lavorano migliaia di realtà del terzo settore.

Bloccare i tagli, definire i livelli essenziali e rilanciare le politiche sociali: queste sono le richieste che noi  indirizziamo al governo e alle istituzioni locali e regionali, ed in particolare al Sindaco de Magistris chiediamo con forza che nella redazione del prossimo Bilancio comunale si facciano per quanto possibile, investimenti cospicui sulle politiche per il welfare, che tra l’altro rappresentano un potente antidoto anche nei confronti di comportamenti illegali in molte occasioni causati da condizioni di bisogno

Accanto alla questione politica, c’è anche la questione della rappresentazione della realtà, a volte il dibattito politico recente si è soffermato su temi come falsi invalidi, deleghe assistenziali, secondo welfare, restituendo alla collettività il pensiero che gli investimenti in questo settore siano poco controllati e non sempre raggiungano le persone più bisognose. E’ nostro compito cambiare questa immagine, soprattutto attraverso la raccolta e la presentazione di dati e rigorosi controlli e verifiche sulla reale efficacia delle azioni prodotte.

In conclusione: se la filosofia di base è che il Welfare è assistenza allora le risorse sono abbastanza, si tratta solo di spenderle al meglio. Se invece si fa un discorso sui diritti inalienabili, sulla qualità della vita, sul diritto a un progetto individuale e di cittadinanza il discorso è completamente diverso.

Il Welfare può essere nel nostro Mezzogiorno il motore della  crescita, bisogna investire in servizi che rappresentano anche posti di lavoro, ma poiché questa non è la posizione dominante né nei partiti, né nei sindacati e neanche nella posizioni che si confrontano all’interno del governo, bisogna  portare avanti una vera e propria “battaglia culturale” su questi temi.

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