Warhol al Pan: un successone. File di visitatori per ammirare le opere dell’artista d’oltreoceano, in mostra fino a luglio

Warhol: “Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come a New York“.

warhol panNapoli – Che piaccia o no, la mostra “Warhol. Vetrine” inaugurata lo scorso 18 aprile al Palazzo delle Arti di Napoli sta riscuotendo un enorme successo di pubblico. Complici il ponte pasquale e l’entrata libera per i primi tre giorni, un impressionante numero di visitatori ha affrontato una fila di oltre duecento metri pur di ammirare alcune delle opere dell’artista, figura predominante della Pop Art americana.

Imponente l’apparato organizzativo: agenti della polizia municipale regolavano il flusso di avventori, mentre poliziotti e addetti della Protezione Civile vigilavano sull’ordine pubblico. L’entrata a gruppi scaglionati ha garantito che gli spazi espositivi non divenissero claustrofobici, permettendo al contempo di osservare le opere senza l’ostacolo del sovraffollamento. Su prenotazione è stato possibile usufruire di una guida specializzata, nonché di laboratori dedicati ai più piccoli per consentire ai genitori di godersi la mostra. Assolutamente vietate le foto all’interno.

Le opere (quadri, disegni, copertine di dischi, polaroid) sono ubicate su due piani e rendono conto del legame che si instaurò tra l’artista e Napoli grazie all’incontro col gallerista Lucio Amelio. In un’intervista rilasciata a “Il Mattino” in occasione della presentazione della mostra alla galleria Amelio, Warhol affermò: “Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come a New York“.

Secondo il designer di calzature Ernesto Esposito, grande amico di Warhol, pare però che l’artista non amasse affatto Napoli, trovandola chiusa e deprimente. Qualunque sia la verità, un fatto è certo: Warhol ha regalato al mondo opere immortali di ispirazione partenopea, dal grido d’aiuto per i terremotati dell’Irpinia, iconizzato nel “Fate Presto“, alla potenza esplosiva di “Vesuvius“, fino all’ambiguità della serie denominata “Ladies and Gentlemen“. Una mostra a lui dedicata, quindi, omaggia un artista che, nel bene o nel male, ha contribuito a diffondere Napoli nel mondo.

Da queste brevi premesse è facile delineare il profilo di un evento che, per risonanza culturale e mediatica, ha attirato un grossissimo numero di visitatori, come poche mostre d’arte son capaci di fare al giorno d’oggi, ed il tutto assolutamente a costo zero per le tasche del Comune. Abbiamo incontrato il dottor Fabio Pascapé, responsabile del Pan, che ci ha detto: “Il riscontro di pubblico ottenuto con l’apertura di questa mostra non è stato di certo fortuito, ma è il risultato di un lavoro che stiamo portando avanti da tre anni a questa parte in una struttura che, inizialmente destinata alla chiusura, non dava speranze di ripresa. Il rilancio di Palazzo Roccella è avvenuto grazie alla sinergia tra pubblico e privato, ad un intreccio di competenze che ci ha consentito di riportare gli appassionati d’arte partenopei dalla nostra parte e il tutto a costo zero. Un bel traguardo, senza dubbio. E non é che il primo di una lunga serie”.

E mentre circa cinquecento scuole hanno prenotato la visita alla mostra, i soliti detrattori, paventando disorganizzazione ed impreparazione della città all’evento, disprezzano i visitatori, rei di aver invaso a frotte le sale sacre dei musei, riservate, a detta loro, solo a chi di arte ne capisce e non anche ai comuni mortali. Ma, viene da chiedersi, se Warhol è riuscito a trasformare gli oggetti di uso quotidiano in icone artistiche, non sarebbe lecito aspettarsi una lunga fila per una sua mostra?

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