Stamina, chiusa l’inchiesta: Vannoni sarà processato per truffa

Dopo i nuovi controlli disposti a fine 2013, la procura di Torino ha chiuso l’inchiesta, definendo il metodo una cura non solo inutile, ma anche dannosa, essendosi verificati eventi avversi in un numero significativo.

vannoniCon le accuse di associazione per delinquere aggravata e finalizzata alla truffa, esercizio abusivo della professione medica e violazione delle norme della privacy sono venti gli indagati; tra questi, il presidente della “Stamina Foundation”, Davide Vannoni (padre della terapia e ora candidato alle Europee con il movimento “Io Cambio – Maie”), il suo vice  dottor Marino Andolina, Gianfranco Merizzi, imprenditore torinese e amministratore delegato dell’azienda farmaceutica Medestea, Vyacheslav Klimenko  e Olena Shchegelska, biologi ucraini, Leonardo Scarzella, neurologo operante presso l’ospedale Valdese di Torino, Luigi Bistagnino, architetto del Politecnico di Torino, Marcello La Rosa, dirigente dell’Ires Piemonte, Roberto Ferro, presidente del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino), Luciano Fungi, medico del Poliambulatorio Lisa di Carmagnola (Torino), Andrea Losana, ortopedico che operava in regime di service all’ospedale Valdese di Torino, Mauro Delendi, direttore generale dal 2007 al 2010 del Irccs di Trieste, Ermanna Derelli, direttore sanitario degli Spedali Civili di Brescia, Fulvio Porta, direttore di struttura agli Spedali Civili di Brescia, Carmen Terraroli, membro della segreteria scientifica del Comitato etico degli Spedali civili di Brescia, Arnalda Lanfranchi, dirigente di sezione agli Spedali Civili di Brescia, Gabriele Tomasoni, direttore di struttura agli Spedali civili di Brescia, Carlo Tomino, responsabile dell’Ufficio ricerche e sperimentazione dell’Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) ed Erica Molino e Mauriello Romanazzi, accusati di esercizio abusivo della professione di biologo.

Le accuse rivolte agli Spedali Civili, in cui si praticava il metodo Stamina, riguardano, in particolare, le autocertificazioni prodotte nel 2011 dai responsabili dell’ospedale, in quanto risultate “fallaci” e “mendaci” rispetto a quanto prevedeva un decreto ministeriale del 2006.
Secondo il pm Raffaele Guariniello, Stamina era una vera e propria organizzazione a scopo di lucro: mirava, infatti, ad espandersi in tutto il mondo, creando rapporti finalizzati alla commercializzazione nazionale e mondiale della terapia per realizzare un progetto destinato ad essere controllato dalla società Medestea Stemcells, riconducibile a Gianfranco Merizzi.

Pare che Vannoni e Merizzi si sarebbero serviti di due società svizzere, la Biogenesis Research e e la Biogenesis Tech di Lugano, per agire. Vannoni, in particolare, “si presentava il 22 dicembre 2011 presso il Cardiocentro Ticino con Merizzi e diceva di essere ricercatore dell’Università di Brescia, per avere una camera bianca. Tentava – prosegue l’atto – di eludere i divieti impostigli dalle normative sanitarie nazionali ed europee, instaurando rapporti a livello internazionale anche grazie all’aiuto di un farmacista sedicente medico e di una hostess attrice qualificatasi come infermiera, con l’ambasciatore di Capo Verde e i consoli onorari di Torino, Verona, Roma al fine di ottenere il permesso per usare il metodo Stamina nella clinica Murdeira dell’isola di Sal” con ulteriori costi di 25000 euro a paziente. Contatti avanzati erano in corso a Hong Kong e Messico.

Dall’atto viene fuori che Vannoni e gli altri avrebbero operato sui 101 pazienti identificati (e sui 37 donatori) senza eseguire i test necessari prima dell’impiego del prodotto sull’uomo, trasformandolo pertanto in cavia e in assenza di qualsivoglia pubblicazione scientifica atta a identificare le caratteristiche del cosiddetto metodo Stamina e a renderlo riconoscibile.

E non finisce qui. Tra le accuse ci sono anche le minacce ai genitori di una piccola paziente da parte di Marino Andolina per una telefonata in cui il medico direbbe che “non avrebbe avuto pietà di loro e che gliela avrebbe fatta pagare” per le dichiarazioni che i genitori rilasciarono ai quotidiani. Gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati o per presentare memoriali difensivi o altri documenti.

Dal canto suo Vannoni si difende così: “Mi aspettavo queste accuse, totalmente infondate. Ho le carte per dimostrarlo, e conto di difendermi al gip o al processo: 180 giudici civili ci hanno già dato ragione autorizzando le cure. Come fa il giudice a parlare dei pazienti se non ha le valutazioni dei medici che abbiamo noi? Mi ha stupito trovare tutto pubblicato prima di ricevere io le carte che mi accusano, fa anche questo parte di una battaglia anche politica che condurremo (…). Non accetto le accuse di aver danneggiato i pazienti. Noi sappiamo bene cosa iniettiamo, e lo dimostreremo”. A carico di Vannoni è già in corso un processo per tentata truffa alla Regione Piemonte: avrebbe tentato di ottenere 500mila euro per una sua onlus, prima tranche di un ancora più corposo finanziamento da due milioni, per aprire un laboratorio senza averne i requisiti, secondo quanto asserisce l’accusa.

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