“O curniciello”, quando la superstizione è cultura

Amuleto di antichissime origini, il corno ancora oggi è uno degli oggetti scaramantici più diffusi a Napoli: “tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta”

corno portafortunaIl corno, è risaputo, è uno degli amuleti più rappresentativi di Napoli. Antidoto alla iattura e scudo contro gli influssi malefici, amuleto apotropaico e autentico simbolo della vita, da opporre a tutto quanto sia legato alla morte, esso trae le sue origini nel Neolitico (3500 a.C.), quando gli abitanti delle capanne usavano apporne uno fuori dall’uscio come auspicio di fertilità.

Il corno rappresentava, infatti, il fallo, la potenza sessuale. A quei tempi più un popolo era fertile, più era potente e quindi fortunato. Sulla falsariga di questa antica simbologia, nell’antico Egitto i corni venivano offerti come doni votivi alla Dea Iside, affinché assistesse gli animali nel procreare. Anche Giove fece dono di un corno dotato di virtù magiche alla sua nutrice perché questa ottenesse tutto ciò che desiderava.

Il corno si associava anche alla potenza degli animali, pertanto si iniziò a diffondere l’usanza di rappresentare gli dei ed i grandi condottieri con grosse corna. Uno tra questi fu Alessandro Magno.

La gente comune, per imitare i potenti, iniziò a costruirsi piccoli amuleti a forma di corna o di unico corno, utilizzando per lo più materiali poveri come il legno o la terracotta, ma anche di pregiati come il corallo, annoverato nel Medioevo tra le pietre preziose capaci di scacciare malocchi e fatture e di preservare dal male le gestanti (un esempio sono alcune rappresentazioni pittoriche della Madonna cui veniva fatta indossare una collana con un corallo, ndr).

La diffusione di questi talismani in tutta Europa fece conoscere l’arte dei gioiellieri partenopei di creare collane e braccialetti ornati da innumerevoli cornetti del buon augurio in corallo. Per gli uomini era usanza portare un solo cornetto e di toccarlo e baciarlo prima di un’impresa bellica o prima di concludere un affare.

Perché il corno porti fortuna, deve essere rosso e fatto a mano.
Nel Medioevo, il rosso simboleggiava il sangue dei nemici vinti e già in tempi più antichi diverse popolazioni associavano a tale colore un significato di fortuna e buon auspicio (in Germania, ad esempio, i sigilli imperiali erano rossi in segno di buona fortuna, oppure nelle Indie i raccolti si proteggevano con dei teloni rossi).

Il motivo per il quale il corno deve essere fatto a mano sta invece nel fatto che ogni talismano così realizzato acquisisce poteri benefici dalle mani di chi lo produce. A Napoli il corno è parte della cultura popolare da secoli. Perchè possa adempiere validamente alla sua funzione scaramantica, esso non deve mai venire acquistato, ma solo formare oggetto di dono ed essere: “tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta“. Il materiale non riveste più troppa importanza, quel che conta è la funzione del corno, derivato da riti di origini pagane ma sempre vivo nella memoria culturale di un popolo che, nonostante l’evoluzione, resta saldamente legato al passato.

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