“‘O quatt’ ‘e maggio” nella tradizione partenopea: sinonimo di affitto, traslochi e cambiamenti negli stili di vita

Il giorno dedicato a “sfratti” e piccoli traslochi

4-maggioNel 1918 Armando Gill, primo cantautore della storia della musica italiana, scrisse una canzone intitolata “‘E quatt’ ‘e Maggio“, ricordando il giorno in cui perse lavoro, casa e fidanzata. Il titolo non si riferisce al giorno in cui accaddero all’autore gli sventurati avvenimenti musicati, ma alla tradizione partenopea dello “sfratto”. Il 4 maggio, infatti, per i napoletani non era un giorno qualsiasi, ma quello dedicato ai traslochi e, col tempo, è diventato anche il sinonimo della fine di un rapporto di amore o di amicizia.

Quest’usanza si radica ai tempi dell’Impero Romano, quando era d’abitudine traslocare ad agosto, in un’unica giornata, per evitare che le strade cittadine si affollassero e si bloccassero a causa dell’andirivieni più intenso. A Napoli, in analogia a tale tradizione, era stata destinata agli “sfratti” la giornata del 10 agosto.

Non tardarono, però, le proteste dei facchini che dovevano sobbarcarsi il gravoso compito nel periodo più caldo dell’anno; pertanto tale consuetudine venne spostata al 1° maggio. Ma i napoletani, devoti ai santi Filippo e Giacomo, la cui festività cadeva proprio nel giorno deputato ai traslochi, rifiutarono la scelta per non essere costretti a rinunciare alla tradizionale processione in onore dei santi e pretesero di non avere una data prestabilita per cambiar casa. La soluzione, però, finì col creare disordini in città, finché non si stabilì definitivamente che traslochi e sfratti si tenessero il 4 maggio. Una scelta ben ponderata in quanto, nello stesso giorno cadeva una delle tre scadenze di pagamento dei canoni di locazione che, all’epoca, venivano corrisposti al proprietario il 4 gennaio, il 4 maggio e il 4 settembre.

Così, il 4 maggio, quasi come un evento, si vedevano tantissime persone chiassose andare da un capo all’altro della città portandosi dietro carretti carichi di suppellettili e arredi vari alla ricerca di una casa libera. Una rappresentazione di queste scene si ritrova anche nel presepe napoletano.

Sebbene oggi le case si affittino con modalità diverse rispetto al secolo scorso, l’espressione “O’ quatt’ ‘e maggio” si utilizza ancora per indicare un grande cambiamento oppure un disordine inusuale (“Ma che è ‘stu quatt’ ‘e maggio”).

Lascia un commento

19 + 17 =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.