SPECIALE Conferenza programmatica PD. Valeria Valente: “Timidezze, tentennamenti, arretramenti, discussioni interminabili senza via di uscita possono rappresentare molto spesso la sconfitta di una buona politica”.

Scegliere di costruire un appuntamento programmatico per avviare una fase congressuale che ci possa portare nel giro di poche settimane a ricostruire insieme strutture organismi e pratiche ordinarie e democratiche, rappresenta una scelta giusta e opportuna, che merita un chiaro apprezzamento senza se e senza ma.

Sapere utilizzare al meglio questa occasione che ci siamo dati dipenderà però e ovviamente soltanto da noi, da ciascuno di noi, da come sceglieremo di starci e di contribuire alla discussione di questi due giorni, da come saremo in grado di metterci in discussione singolarmente e come collettivo, da quale contributo in termini di proposte e idee saremo capaci di dare.

Il partito democratico, considerata la sua breve vita, a Napoli ha vissuto quasi esclusivamente stagioni di commissariamento e possiamo quindi legittimamente pensare che non ne abbiamo ancora conosciuto e dispiegato fino in fondo le potenzialità e le capacità.

Eppure nonostante questo limite e nonostante il pesante arretramento elettorale che ha inferto ferite e crepe profonde al nostro interno, continuiamo ad essere il principale partito del centrosinistra a Napoli e nella sua provincia, pure se in quadro generale drammatico per la crisi di credibilità dei partiti e dell’intero sistema politico, aggrediti da una pericolosa spinta populista e da una crescente ondata di antipolitica che non risparmia i nostri territori.

E questo dato non può che consegnarci una grande e seria responsabilità.

Quella di avere un progetto chiaro di crescita e di sviluppo del nostro territorio, un’idea di cosa debba essere Napoli e l’intero territorio della provincia nei prossimi anni, un’idea che ci metta in connessione con il nostro mondo, che parli alla testa e al cuore dei nostri elettori, che sappia interpretarne bisogni e aspettative capace insomma di produrre un pensiero lungo al quale ancorare la forza necessaria a superare la fase difficile che viviamo.

Si tratta ovviamente di un progetto che deve inquadrare Napoli in un contesto regionale e meridionale, che dica in maniera chiara come e che ruolo giocherà il nostro territorio nel costruire quelle connessioni utili tra il mediterraneo e l’Europa a cui spesso facciamo riferimento, in grado di declinare le modalità e le forme con cui ci assumiamo l’ambita funzione di crocevia di scambi economici e culturali tra queste parti del mondo.

Personalmente credo che questo progetto, anche alla luce della bella riflessione che ha attraversato l’iniziativa che come donne abbiamo costruito il 17 e 18 febbraio scorso, deve avere l’ambizione di cambiare radicalmente l’impostazione culturale e politica che hanno dominato in questi anni.

Deve trattarsi di un modello capace di guardare non più e non solo alla quantità dei beni prodotti ma anche alla qualità di benessere sociale che siamo in grado di costruire, un modello che valorizzi il livello locale in un contesto globale, in grado di costruire città più vivibili, più sicure con servizi pubblici efficienti, con servizi alla persona qualificati e universali, in grado di rispettare e utilizzare con intelligenza e lungimiranza le risorse naturali, storiche e paesaggistiche di cui disponiamo.

Un modello insomma capace di investire sulle infrastrutture necessarie ad attrarre investimenti ma in grado di cogliere in questo sforzo il grande valore delle infrastrutture sociali che devono rappresentare oggi una grande battaglia di civiltà e di ammodernamento delle nostre comunità valorizzando al meglio il grande capitale di risorse umane di cui il nostro territorio è ricco.

Professionalità, merito, competenze, intelligenze non possono essere capitali sociali che con tanta faciltà e superficialità regaliamo ad altre città se non addirittura all’estero.

Questo deve essere uno sforzo che noi ci assumiamo, una tensione forte che deve attraversare i programmi di trasformazione e di sviluppo dei nostri territori. La partita non può essere chiusa solo tra una, ovviamente necessaria, riconversione degli insediamenti e dei profili industriali da un lato e la creazione di un moderno ed efficiente sistema del terziario avanzato dall’altro. Il punto è attraversare tutto questo valorizzando ed utilizzando al meglio le risorse di cui disponiamo.

Questo significa progettare uno sviluppo  sostenibile per il nostro ambiente in grado di utilizzare al meglio le sue ricchezze senza depauperare il nostro enorme patrimonio naturale e significa utilizzare e valorizzare al meglio le risorse umane di cui disponiamo partendo ovviamente dai giovani e dalle donne.

Con questo approccio dobbiamo guardare ai grandi obiettivi di trasformazione urbana dei nostri territori sapendo riconoscere che, nella gran parte dei casi, le intuizioni e le pianificazioni programmate negli ultimi anni sono state giuste ma che forse talvolta ci è mancata la determinazione e quindi la capacità di perseguirle nei tempi utili.

La costruzione dell’area metropolitana, la riconversione sociale e urbanistica di interi quartieri della città di Napoli e di tanti comuni della provincia, così la costruzione di processi moderni per gestire alcuni servizi a partire da quello dello smaltimento dei rifiuti erano di sicuro intuizioni giuste troppo spesso però arenate sulle secche di equilibri politici necessari o richiesti.

Timidezze, tentennamenti, arretramenti, discussioni interminabili senza via di uscita possono rappresentare molto spesso la sconfitta di una buona politica.

Tenere dentro tutto talvolta non si può e così meglio fare scelte dolorose e coraggiose che scegliere di non scegliere per evitare di perdere qualche pezzo di consenso  o di sostegno.

E se questo è vero per un pezzo del tragitto che abbiamo alle nostre spalle oggi proprio su questo terreno rischiamo molto e ancora di più.

Mentre nel passato infatti questo è avvenuto in un quadro e un disegno che era chiaro che aveva obiettivi determinati e un’idea e un modello definiti di città, oggi il rischio di volere tenere dentro tutto e il contrario di tutto sembra più il frutto di un’assenza di progetto chiaro e definito piuttosto che della mancanza del sostegno necessario a fare alcune scelte.

E’ di fronte a questo vuoto che dobbiamo sentire crescere la nostra responsabilità e la nostra funzione, quella propria di un partito di governo e di un partito riformista: offrire un modello di crescita perseguibile e raggiungibile per Napoli e per la provincia.

Idee e programmi chiari da avanzare con lealtà e chiarezza che ci permettano di pungolare e incalzare chi è chiamato a esercitare la difficile funzione di governo delle nostre comunità.

Per fare questo dobbiamo ovviamente essere una forza diversa da quella che abbiamo scelto di essere fino ad oggi. una forza troppo spesso divisa e lacerata tra vecchio e nuovo, tra nuovi e nuovisti, tra buoni e cattivi.

Abbiamo trasmesso al nostro mondo sfiducia, scavato un solco profondo, aumentato le distanze anche con chi era interessato a seguirci e verificare con noi la forza di un nuovo progetto politico.

Dobbiamo adesso ripartire da qui. Come donne abbiamo avviato da circa un anno una pratica antica per alcuni aspetti ma nuova per il partito democratico. La stiamo sperimentando con successo ed orgoglio.

E’ una pratica che senza annientare le differenze e il pluralismo, che ovviamente ci attraversa, riesce però ad anteporre alle posizioni di ciascuna di noi la necessità di stare insieme per rappresentare una forza.

Ci tiene insieme la voglia di costruire un partito dove possano valere di più merito qualità e competenze, dove possa ritrovare senso e significato l’appartenenza ad una comunità di idee e di territori e non a singoli gruppi, dove le differenze possano rappresentare un valore per arricchire un confronto di stimoli e punti di vista e non motivo di divisioni e arroccamenti, dove si posso riaffermare un’etica della responsabilità e del bene comune.

Sono obiettivi preziosi ma raggiungibili se tutti insieme lavoreremo in questa direzione.

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