Andy Warhol e il suo legame con Napoli, continua il successo della mostra “Vetrine”

In mostra a Palazzo delle Arti di Napoli dal 18 aprile al 20 luglio

andy-warholVetrine”, il nome della mostra più intrigante presentata a Napoli, presso il Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) e visitabile dal 18 aprile al 20 luglio di quest’anno. Una raccolta delle opere più belle e interessanti di Andy Warhol.

La mostra. La rassegna raccoglie 180 opere e rivolge particolare attenzione al rapporto che legava Andy Warhol a Napoli. “Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York. Quello che preferisco di più a Napoli è visitare tutte le vecchie famiglie nei loro vecchi palazzi che sembrano stare in piedi tutti insieme da un corda, dando quasi l’impressione di volere cadere in mare da un momento all’ altro..” Disse Warhol, il primo aprile 1980 in un’intervista rilasciata al Mattino di Napoli.

L’arrivo di Warhol a Napoli. Nel 1976 un gallerista napoletano Lucio Amelio, presentò due grandi artisti, Joseph Beuys e Andy Warhol, dando vita ad una brillante mostra di ritratti “Beuys by Warhol” che fu inaugurata nell’aprile del 1980. È rimasta famosa la festa che organizzò in onore dei due grandi artisti, al City Hall Cafè di Napoli. Quella sera l’attore Leopoldo Mastelloni  si esibì in uno spettacolo di cabaret.

La tecnica.  Era la fotografia, il mezzo espressivo usato dall’artista per la maggior parte dei suoi ritratti e delle sue opere. Scattava foto ai suoi soggetti e ne faceva una serigrafia che andava dalle quattro alle sessanta polaroid. Riproducendo le opere, ritoccava, con il pennello, dei piccoli difetti fisici del volto.

Usava una tela color carne per gli uomini e una rosata per le donne.

Le opere. Del primo ciclo di opere commissionate da Amelio fa parte “Hammer and Sickle” opera importantissima per il rapporto fra Warhol e l’Italia. Fu impressionato dal simbolo della falce e martello su alcuni manifesti negli anni in cui il comunismo era pensiero dominante.

Il fiore all’occhiello della mostra è sicuramente la raccolta delle 18 tele di Vesuvius. Wharol vedeva il Vesuvio con occhi diversi: un’enorme opera scultorea, pronta a sputare lava e magma. ”Per me l’eruzione è un’immagine sconvolgente, un avvenimento straordinario e anche un grande pezzo di scultura. Credo che sia un po’ come la bomba atomica. Non riesco ad immaginare una cosa del genere. Forse qui a New York l’unica cosa che potrebbe somigliare al Vesuvio  è l’ Empire State Building se improvvisamente andasse a fuoco.”

E’ proprio con Vesuvius che Warhol raggiunge l’apice della Pop-Art, un’arte comprensibile a tutti. Insomma Warhol deve molto a Napoli, ma allo stesso modo Napoli deve molto a Warhol, perché ha regalato al mondo una finestra carica di ricchezze di cui nessuno si era accorto prima.

“E’ una città incredibile. L’ultima volta che sono venuto è stato molto bello girovagare per le sue strade. Dio se è fantastica!” (1985)

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