Il declino del clan Polverino, colpiti da un sequestro di 10milioni di euro

Beni sequestrati al clan a nord di Napoli

sequestro polverinoNapoli, 16 maggio –  I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli e i finanzieri di Giugliano in Campania hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal tribunale di Napoli su richiesta della Dda partenopea apponendo i sigilli a imprese edili, terreni immobili e rapporti bancari per un valore di 10 milioni di euro. I beni – secondo gli investigatori – sono riconducibili a tre persone ritenute affiliate al clan di camorra dei “Polverino”, che opera nell’area a nord di Napoli.

Eredi del clan Nuvoletta, i Polverino sono specializzati soprattutto nell’importazione dal Marocco di hashish per rifornire le piazze di spaccio in tutta Italia. Ma non solo droga: gli uomini del “Barone” hanno lasciato il segno e imposto il loro monopolio anche nel business del settore alimentare, del traffico di armi e, naturalmente, del cemento. Un filone non meno importante degli altri, quest’ultimo, i cui retroscena sono stati svelati dalle ultime inchieste della Dda: quelle che hanno portato all’arresto di Luigi, Benedetto e Antonio Simeoli fondatori e titolari della Sime Costruzioni, e di Felice Di Iorio, rappresentante legale della Laura sas.

Erano loro a detenere il monopolio delle costruzioni in città, a “ripulire” o finanziare – secondo le ipotesi investigative – parte delle attività illecite dell’organizzazione criminale. Attività che hanno subito una pesante battuta d’arresto, per effetto dei blitz messi a segno negli ultimi 24 mesi dalle forze di polizia. E allora, chi gestisce oggi il potere, chi controlla il territorio? Il numero due dell’organizzazione, al momento latitante, è Giuseppe Simioli, detto ‘o Petruocelo. L’uomo, che ha preso le redini del clan dopo l’arresto del padrino, è stato localizzato in Spagna e sulle sue tracce, già da tempo, ci sono gli agenti della Unidad central operativa de la Guardia civil spagnola. L’attenzione delle forze di polizia italiane è focalizzata anche su Antonio Polverino, alias “Zi Totonno, legato per vincoli familiari al superboss dei Camaldoli. I latitanti dello storico clan della “Montagna” si sentono braccati, sono controllati a vista. Ma intanto a Marano, già da qualche mese, a spadroneggiare sono le nuove leve: quelle ritenute vicino a Mario Riccio, 22 anni, maranese doc, ma legato ai clan di Scampia e Secondigliano. Sono attive soprattutto in alcuni punti del centro storico e incutono paura, perché composte da giovani armati, spavaldi e che non si fanno troppi scrupoli.

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