Castel dell’Ovo e le sue leggende, fortezza simbolo di una Napoli fondata su fragili equilibri

Castello più antico di Napoli, vanta l’attribuzione di numerose storie della tradizione partenopea

casteldellovoCertamente uno dei monumenti più rappresentativi di Napoli, il Castel dell’Ovo è il castello più antico di Napoli e lega la sua storia alla fondazione della città. L’isolotto di Megaride, su cui sorge, è stato infatti il primo approdo dei Greci colonizzatori che fondarono, nel 474 a.C., Neapolis, la “città nuova”. La fortezza vi fu edificata attorno al 1128 dai Normanni, dopo essere stata a lungo luogo di culto della sirena Partenope.

Secondo la leggenda, infatti, proprio in quei luoghi del primo insediamento greco giunse il corpo della sirena, morta suicida insieme ad altre dopo che Ulisse si era fatto legare al palo della nave su cui viaggiava per resistere al loro canto ammaliante, come narra Omero nell’Odissea.

Con l’avvento dei monaci in fuga dall’Oriente, nel corso del VI secolo d.C. il castello divenne una roccaforte del Cristianesimo. E’ questo il periodo a cui si fa risalire la leggenda di Santa Patrizia e del suo legame con la roccaforte.

Patrizia, discendente di Costantino, decise di dedicare la sua vita agli altri e di mantenere voto di castità contro il volere dell’imperatore, che già l’aveva promessa in moglie. Fuggì, quindi, verso Roma con l’aiuto delle sue ancelle, ma a causa di una violenta tempesta naufragò sulle coste di Napoli e si fermò sull’isolotto di Megaride, dove visse nelle grotte per un po’ di tempo insieme alle sue consorelle e formò la prima piccola comunità di preghiera e di assistenza spirituale e morale ai bisognosi. A Napoli Patrizia elargì ai poveri tutti i suoi averi, ma dopo poco morì per una malattia fulminante. Santa Patrizia, le cui spoglie si trovano nella chiesa di San Gregorio Armeno, è venerata ancora oggi dalla cittadinanza come compatrona di San Gennaro e si compie anche per lei il miracolo dello scioglimento del sangue il 25 agosto.

Sotto gli Angioini la fortezza divenne definitivamente un vero e proprio castello. Il suo nome è strettamente legato alla figura del poeta Virgilio, che i cittadini partenopei veneravano non solo come scrittore, ma soprattutto come mago e taumaturgo. Numerosi, secondo le cronache dell’epoca, i prodigi compiuti da Virgilio per proteggere i napoletani. Tra questi la collocazione nelle segrete dell’allora “Castello di Mare” di un uovo magico, che nascondeva l’anima della città; dall’integrità di quest’uovo custodito in una caraffa di vetro, a sua volta racchiusa in una gabbia metallica, sarebbe dipeso il destino della città. Episodio questo che ha fatto sì che la fortezza fosse ribattezzata “Castel dell’Ovo”, tramandato da scritti antichi e da una radicata tradizione orale. È evidente, in questa leggenda, la metafora della caducità della vita, basata su equilibri fragili che, venendo meno, potrebbero creare veri e propri disastri.

Innumerevoli i personaggi storici che si sono avvicendati tra le stanze del castello e l’isolotto di Megaride: da Romolo Augusto, ultimo imperatore di Roma, a Lucio Licino Lucullo, a Tommaso Campanella fino a Federico II. Vi soggiornò perfino Francesco Petrarca, ospite di Roberto d’Angiò.

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