L’addio di Javier Zanetti, finita l’era dei giocatori simbolo

La 38^ giornata del campionato di Serie A non chiude soltanto la stagione 2013/2014 ma probabilmente segna la fine di un’era.

javier-zanettiLa bandiera dell’Inter, il capitano, Javier Zanetti, lascia il mondo del calcio per dedicarsi ad una carriera dirigenziale gentilmente offerte dalla stessa società. Il capitano nerazzurro da dietro la scrivania veglierà sulla propria squadra del cuore ma con il suo ritiro si conclude il periodo d’oro del calcio italiano. Quello fatto di bandiere, esempi e grandi uomini che, oltre a dare qualità alle proprie squadre, facevano anche la differenza anche stando semplicemente in panchina. Zanetti chiude la sua straordinaria carriera a 41 anni, l’uomo con in assoluto più presenze con la maglia dell’Inter ed il secondo in assoluto con più presenze in Serie A. Un dato che potrebbe far riflettere ed anche tanto, a Milano dal 1995 il capitano ha passato 19 anni della sua lunga carriera nell’Inter.

Stanno finendo i periodi d’oro del calcio italiano, quando giocatori importanti come Zanetti venivano ingaggiati da società prestigiose come l’Inter e restavano in Italia a vita, etichettati dagli uomini mercato come “incedibili”. Non esattamente un termine associato ad un giocatore solo per cercare di alzare il prezzo del cartellino: Paolo Maldini, Giuseppe Bruscolotti, Alessandro Del Piero, Gianluigi Buffon, Francesco Totti e Javier Zanetti sono stati incedibili nel vero senso della parola. Monumenti del calcio per numeri, qualità tecniche e soprattutto fedeltà alla causa delle loro squadre.

Il ritiro di Zanetti non fa altro che accentuare un fenomeno di tendenza del calcio moderno, dove i sono le maggiori disponibilità economiche a creare le bandiere e non più il senso di appartenenza. In attività ci sono ancora Del Piero, che però non gioca più nella Juventus la storica squadra della quale è detentore del record di maggior numero di presenze e gol di tutti i tempi, Buffon, altro mostro sacro dei bianconeri, e Francesco Totti. Ormai tutti avanti con gli anni: Re senza eredi che lasceranno troni polverosi in attesa di tempi migliori. Uno spettacolo di degrado per quanti hanno conosciuto il calcio degli anni ’80-’90, un periodo fatto di emozioni e sentimenti in cui giocare significava appartenere a qualcosa.

Intanto sono già tutte belle che servite le sentenze di fine stagione con la stratosferica Juventus di Antonio Conte che vince contro il cagliari 3-0 ed entra nella storia abbattendo il muro dei 100 punti ed anzi totalizzandone 2 in più. Roma direttamente in Champions con tanto rimpianto nel guardare la festa di Torino, con la premiazione dei Campioni d’Italia, ma con la consapevolezza di avere un organico importante. Il Napoli dovrà invece lottare ad agosto nei preliminari per accedere all’Europa che conta. Mondiale alle porte ma una nazionale che non ha più idoli né bandiere.

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