La Cappella di San Severo, l’alchimia dell’arte dal fascino incontrastato

Complesso unico nel suo genere, è uno dei monumenti più apprezzati e visitati al mondo

SONY DSCSono numerosissimi i luoghi nel mondo avvolti da misteri, ma tra questi, senza dubbio, il primato spetta alla Cappella di S. Severo, frutto del genio e del carisma di Raimondo di Sangro, settimo principe di Sansevero, committente e allo stesso tempo ideatore dell’apparato artistico settecentesco della cappella. Detta anche chiesa di Santa Maria della Pietà o Pietatella sebbene sia stata sconsacrata, il complesso sorge nel pieno centro storico di Napoli, nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, accanto al palazzo di famiglia dei principi di Sansevero.

Le origini della Cappella sono incerte. Una leggenda riportata nel 1623 in un’opera di Cesare d’Engenio Caracciolo racconta di un uomo che, arrestato ingiustamente, si votò alla Santa Vergine mentre, accompagnato verso il carcere, transitava lungo il muro della proprietà dei Sansevero. Improvvisamente, parte di quel muro crollò, rivelando un dipinto proprio della Vergine (ora situato nella cappella in cima all’altare maggiore), una pietà che darà poi il nome alla chiesa. Poco tempo dopo, l’uomo fu riconosciuto innocente. Una volta scarcerato, fece restaurare la Pietà e vi pose una lampada d’argento al cospetto. Il luogo iniziò ad essere meta di pellegrinaggio; anche il duca di Torremaggiore, Giovan Francesco di Sangro, gravemente malato, si rivolse a questa Madonna, e, una volta guarito, fece costruire la piccola cappella di Santa Maria della Pietà, conosciuta anche come la Pietatella.

Di recente, però, sembra sia venuta a galla la vera origine della cappella. Nel 1590, Carlo Gesualdo da Venosa uccise Maria D’Avalos ed il suo amante, Fabrizio Carafa, figlio di Adriana Carafa della Spina, moglie in seconde nozze di Giovan Francesco di Sangro e prima principessa di Sansevero. A seguito di questa tragedia, la madre di Fabrizio Carafa avrebbe fatto edificare la cappella per fare un voto alla Madonna affinché l’anima del figlio si fosse potuta salvare. A riprova di tale ipotesi, l’iscrizione in latino “Mater Pietatis” contenuta in un sole raggiante, presente sulla volta della Pietatella, rappresenterebbe il voto di dedica dell’edificio alla Madonna.

Fu Raimondo di Sangro a riorganizzare l’assetto della chiesa nel Settecento. Il principe cominciò lavori di ampliamento e commissionò diverse opere d’arte con l’intento di creare un luogo che testimoniasse la grandezza del suo casato. Ingaggiò, quindi, artisti di fama internazionale, quali Giuseppe Sanmartino, Antonio Corradini, Francesco Queirolo, Francesco Celebrano.

Il “Cristo Velato” è, senza alcun dubbio, l’opera più celebre della Cappella Sansevero. Posto al centro della navata centrale, ne fu affidata la realizzazione a Giuseppe Sanmartino. La statua rappresenta Cristo, sdraiato su un materasso, con il capo sorretto da due cuscini e inclinato lateralmente, il cui corpo è ricoperto da un velo che aderisce perfettamente alle forme del viso ed al corpo stesso, tanto che sono visibili le ferite del martirio. Al lato si trovano la corona di spine, una tenaglia e dei chiodi. Il velo è l’elemento più caratterizzante dell’opera, in quanto Sanmartino riuscì ad imprimere al panno una plasticità ed un movimento quasi impensabili da realizzare col marmo, tanto che iniziò a diffondersi la leggenda che il velo fosse stato realizzato attraverso qualche processo chimico di invenzione del Principe, noto alchimista e inventore. In realtà, un’attenta analisi non lascia dubbi sul fatto che l’opera sia stata realizzata interamente in marmo.

Altri elementi di attrazione della Cappella sono le “Macchine anatomiche” (scheletri di due individui scarnificati e sui quali è fedelmente riprodotto l’intero sistema circolatorio), l’altare maggiore, la “Benevolenza“, il “Disinganno“, il “Decoro“, l’affresco “Volta del Paradiso“.

Una curiosità: nell’ambiente universitario circostante gira la voce che gli studenti che si recano in visita alla Cappella prima della laurea non riusciranno più a conseguirla dopo aver visto il “Cristo Velato“.

Lascia un commento