Stangata Tasi: vado al massimo, anche il Comune di Napoli si “adegua”

A Napoli la Tasi non fa sconti e il comune fissa l’aliquota oltre il massimo con la maggiorazione dello 0,8 per mille giustificandolo con le detrazioni

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Dalla Relazione annuale pubblicata dalla Banca d’Italia emergono dati alquanto scoraggianti per le tasche degli italiani in merito al pagamento della Tasi, la tassa che ha rimodulato in un’unica soluzione il pagamento dell’imposta sugli immobili, sui rifiuti e sui servizi forniti dal comune.

Dal rapporto si evince che gli aumenti sono considerevoli e vanno dal 12 al 60 per cento in più rispetto al 2013 il ché tradotto in euro equivale che se una famiglia tipo di tre persone che vive in un appartamento di media grandezza, nel 2013 dalla somma delle vecchie imposte ha pagato 360-370 euro, quest’anno si troverà a pagare tra i 400 e i 600 euro in base anche alle disposizioni dei comuni che possono scegliere in merito la percentuale di aliquota da applicare e che varia da un minimo del 1 per mille ad un massimo del 2,5 per mille.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, non ci sta alle accuse di una nuova stangata, tra l’altro tutta nelle mani dei Comuni che hanno l’ultima parola sulle aliquote da applicare. “Non è assolutamente così” – ha commentato Delrio spiegando che l’anno a cui far riferimento è il 2012 in cui l’Imu era pienamente applicata sulle prime case.

Ma proprio dal Rapporto di Bankitalia si stima che la stangata non sarà nei fatti minore dell’anno 2012 che ha sancito il record per la somma delle imposte quali l’Imu (tassa sugli immobili) e Tarsu-Tia (tassa sui rifiuti), anzi la situazione potrebbe anche essere peggiore se si considera che i dati presi in esame da Bankitalia si riferiscono all’aliquota massima del 2,5 per mille, mentre invece molti comuni hanno scelto una ulteriore maggiorazione dello 0,8 per mille, portando quindi l’aliquota al 3,3 per mille giustificandola con l’introduzione di sgravi fiscali. È appunto il caso di Napoli, Torino, Bologna, Ancona e Genova.

Il Comune di Napoli ha fissato al 3,3 per mille, il massimo consentito per legge, l’aliquota per il corrispettivo dell’imposta la cui prima rata è in scadenza il prossimo 16 giugno e potrà essere pagata dai cittadini napoletani con il modello F24. “Abbiamo ridotto al massimo l’impatto di questa odiosa tassa che viene chiamata Tasi solo ed esclusivamente sull’abitazione principale” – sottolineava Salvatore Palma, assessore al Bilancio del comune di Napoli, all’atto dell’approvazione in consiglio comunale dei parametri di pagamento della Tasi a Napoli.

Alla scelta del comune di applicare la percentuale massima previsto per legge corrispondono maggiori detrazioni che vanno da 150 euro per rendite catastali fino a 300 euro e detrazioni di 100 euro per rendite superiori. “Abbiamo previsto un sistema di detrazione tale da garantire le proprietà che hanno una rendita catastale molto bassa. Nel dettaglio le case A3, A4, A5 per rispetto del principio di equivalenza che ci imponeva la norma legislativa, continueranno a non pagare la Tasi. Inoltre abbiamo esonerato gli inquilini”. Questo il commento dell’assessore al bilancio a giustificare la scelta dell’aliquota massima, che per l’appunto non è imposta dal governo bensì dalle singole amministrazioni cittadine.

“I comuni sono soltanto il bancomat del governo” – ed ancora – “Sono scontento delle politiche tributarie del governo, così continuano a pagare solo i cittadini” – questi i commenti del primo cittadino di Napoli, Luigi De Magistris che conta però di recuperare dalla Tasi almeno 60 milioni di euro che serviranno a scongiurare il rischio di non poter far fronte alle spese di pubblica amministrazione, pagare l’illuminazione pubblica e a coprire gli stipendi del pubblico impiego cittadino.

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