790 candeline per “Federico II”. Comincia il viaggio di NapoliTime nel mondo universitario, partendo dalla storia

Tra le più antiche facoltà d’Italia, l’ateneo ha festeggiato un compleanno ultra centenario

Federico IIL’Ateneo Federiciano ha festeggiato il suo 790° compleanno, per l’esattezza il 5 giugno scorso ed è l’università più antica, tra quelle ancora esistenti, ad essere stata fondata da un provvedimento sovrano.

La sua fondazione si fa risalire al 1224, anno in cui l’imperatore del Sacro Romano Impero e del Regno di Sicilia, lo svevo Federico II Hohenstaufen, fece giungere da Siracusa una “generalis lictera” nella quale designava Napoli come sede dello “studium” generale del Regno. Sebbene non fosse la capitale del Regno, Napoli sviluppava una vivace attività culturale ed intellettuale che ne garantiva l’autonomia rispetto a Palermo. Nacque, così, la prima università pubblica, in cui tutti gli aventi diritto potevano avere accesso e non solo una cerchia chiusa di studenti che, come accadeva a Bologna, dovevano pagare per i docenti. Per questo nacque il termine “facultas” (facoltà), ossia “facilità”, intesa come diritto esteso a tutti.

Federico II, detto “stupor mundi”, era un uomo dalla personalità poliedrica e affascinante, al punto tale da polarizzare ancora oggi su di sè l’attenzione degli storici. L’impostazione che volle dare al suo Regno, nonostante l’osteggiamento della Chiesa, fu quella dell’innovazione culturale: intensa attività legislativa, innovazione artistica e culturale, unità dei popoli e delle terre. Diede protezione ad artisti e studiosi e fu lui stesso un letterato di livello. Conosceva e parlava correntemente ben sei lingue (latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo) e la sua corte divenne un luogo di incontro tra le culture greca, latina, araba ed ebraica.

Con lui l’Italia meridionale divenne un regno efficiente, governato centralmente e con una burocrazia funzionale, grazie proprio all’istituzione dell’Università, che aveva l’obiettivo di formazione esclusiva del personale amministrativo e burocratico della “curia regis” e quindi la preparazione dei giuristi che avrebbero aiutato il sovrano nella definizione dell’ordinamento statale e nell’esecuzione delle leggi. Nasce così la tradizione di studi di diritto che con il tempo costituirà la caratteristica portante dello Stato meridionale.

Poco dopo si aggiunsero all’insegnamento del diritto le arti liberali e la medicina. Dalla sua fondazione la “Federico II” ha subito numerosissimi stravolgimenti. Con la dinastia degli Aragonesi nel 1443 l’ateneo ebbe vita difficile e fu chiuso svariate volte, per riaprire intorno al 1507 presso il convento di S. Domenico Maggiore, dove rimase per circa un secolo, per poi essere trasferito nel palazzo oggi sede del Museo Archeologico Nazionale.

Dopo un periodo di decadimento nel ‘600, si giunge nel ‘700 al regno dei Borbone, che danno nuovo impulso all’Università napoletana. Al momento dell’unificazione nazionale, però, al confronto con gli altri atenei d’Italia, risulta essere arretrata secondo gli standard sabaudi. Ma Francesco De Sanctis, direttore generale della Pubblica istruzione, emette una serie di provvedimenti tendenti a fare dell’Università di Napoli la prima d’Europa. Dalla seconda metà del Novecento, l’Università di Napoli è la seconda del Paese, dopo l’Università di Roma, per dimensione.

Comincia oggi il viaggio di NapoliTime negli atenei napoletani, alla scoperta di vizi e virtù di quel mondo che dovrebbe formare la classe dirigente del futuro, di una Napoli capitale del mezzogiorno in profonda crisi politica, culturale, sociale ed economica, con un’attenzione particolare verso chi questo mondo lo vive quotidianamente: studenti e docenti.

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