Iovine: “Così entrai nel clan dei casalesi”

Parla il pentito Iovine, ogni mese 100mila euro per pagare ”stipendi”

antonio iovineNapoli – “Ho iniziato la collaborazione per avere un futuro migliore, per dare una svolta alla mia vita” così ha iniziato la sua testimonianza ai giudici l’ex boss del clan dei casalesi Antonio Iovine, che collabora con la giustizia dallo scorso 13 maggio.

Iovine racconta della cerimonia di unione al clan: Fui affiliato al clan dei Casalesi con la pungitura nel 1985, lo stesso giorno dell’omicidio Di Nuvoletta”. “Ad affiliarmi – ha spiegato – furono Antonio Bardellino e Vincenzo De Falco. Mi punsero un dito e fecero cadere alcune gocce di sangue su un santino. Pronunciai un giuramento le cui parole esatte non ricordo, ma nel quale mi impegnavo a non tradire il clan”.

Ogni mese Antonio Iovine contava su centomila euro per dare gli “stipendi” ai propri affiliati e per soddisfare i propri piaceri. Queste dichiarazioni sono avvenute in una località segreta, con le domande del pm Antonello Ardituro.

Il sistema, ha spiegato Iovine, si incrinò nel 2010 dopo la sentenza di appello Spartacus, quando il clan subì una frammentazione. Iovine prova a fare un resoconto delle sue vittime, senza però ricordarne il numero preciso. Il pentito si è soffermato sul suo primo omicidio ai danni di Ciro Nuvoletta, fratello del boss di Marano Aniello.

L’omicidio, ha spiegato il boss, rientrava nello scontro tra i mafiosi corleonesi, alleati dei Nuvoletta, e il gruppo dei casalesi. I siciliani avrebbero voluto che Antonio Bardellino uccidesse Tommaso Buscetta, ma Bardellino si rifiutò: per questo motivo, ha aggiunto Iovine, egli stesso fu poi assassinato in Brasile.

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