Ischia come set cinematografico de “L’Ultimo Tango”, lo spaghetti noir di Giuseppe Iacono

“Ischia come uno studio, un teatro di pose dove poter ricreare quello di cui avevo bisogno”

l'ultimo tango

Ischia, 9 giugno – Tra novembre e dicembre 2013, è stato girato a Ischia un film indipendente ad opera di Giuseppe Iacono dal titolo “L’Ultimo Tango-Spaghetti noir”. Alberto Tango è il titolare di una piccola e scalcinata agenzia investigativa della provincia campana e ha come collaboratore Corrado, un ragazzotto ingenuo con qualche problema di stabilità mentale.

Tango vive di espedienti, spesso al limite della legalità,  per colmare l’ingente debito che ha contratto con il cinico Rava, suo ex datore di lavoro ed attuale creditore. Un importante industriale contatta Tango: Sergio Tudisco. Costui vuole assoldare l’investigatore per ritrovare e recuperare, anche in maniera coatta se necessario, sua figlia Olga, ragazza ribelle scappata di casa. L’industriale offre a Tango la somma che gli risolverebbe i problemi con Rava e dopo qualche tentennamento Tango accetta. Il tempo è poco e la pressione mentale alta e di tanto in tanto Tango vede Dio, in persona e ci dialoga! “Può essere che è stress?”. L’epilogo è tutto da scoprire.”

NapoliTime ha incontrato Giuseppe Iacono, regista, sceneggiatore e attore, e Claudio Cappello, disegnatore e montatore per conoscere i progetti futuri del regista per il film.

Chi è Giuseppe Iacono e perché ha scelto come location del suo film l’Isola d’Ischia?

“Giuseppe Iacono è un attore, regista e sceneggiatore che fa teatro e cinema indipendente. La cosa ovvia è che Ischia è la mia città – dice – il mio paese. Il fatto di voler intraprendere l’avventura di un film indipendente presupponeva un sacco di difficoltà e delle spese maggiorate lavorando fuori sede, mentre lavorando ad Ischia c’è stata una buona parte di collaborazione della popolazione e addirittura di alcune istituzioni dell’isola, le quali avevano piacere che su un territorio di provincia – per quanto una provincia di lusso – si intraprendesse qualcosa che andasse fuori dagli standard e dai normali schemi della vita di tutti i giorni. Questo mi ha favorito nella misura in cui gli aiuti sono fioccati da più parti e sotto diversa natura. In più sapevo di poter fare un film che non avesse per nulla la tipica ambientazione ischitana, poiché conoscendo bene il territorio, le ‘oasi’ di urbanità nascoste tra le pieghe del quartiere popolare, che un non ischitano difficilmente conosce, sapevo di poter usare Ischia come uno studio, un teatro di pose dove poter ricreare quello di cui avevo bisogno. Conseguentemente conoscendo a fondo il territorio e le persone ho avuto dei vantaggi da vari punti di vista.”

È’ stato difficile trovare la produzione per girare il film?

“È difficile trovare una produzione per un film in Italia se non passi attraverso i canali ufficiali. È complicato perché ovviamente ci sono molte persone che vogliono fare i film e pochi produttori. Devi avere delle buone conoscenze. Nella ‘disperazione’ a volte nascono delle idee e ho pensato: ‘In America fanno il crowdfunding – una raccolta fondi pubblica dove ci sono dei siti attraverso i quali chiedono soldi per ogni tipo di progetto – proviamo a vedere se tutto il lavoro di dieci anni, il teatro e quant’altro, ha portato dei frutti, dei supporters, un pubblico che può essere interessato alla mia produzione artistica’, e ho messo su Indiegogo il progetto con un promo, cenni della storia e della sceneggiatura. In realtà, Indiegogo non ha portato molti soldi. Inizialmente il sito è stato visitatissimo ma in effetti ha portato solo 800 euro alla causa, il che mi fece disperare, perchè erano veramente pochi. Quando a un certo punto una serie di persone, manifestandomi la difficoltà alla poca pratica di Pay Pal – canale attraverso il quale è possibile fare donazioni se si usa, appunto, Indiegogo – mi hanno chiesto se potevano fare una donazione all’associazione che rappresenta la produzione del film, ‘Bastoni tra le ruote‘, direttamente attraverso un bonifico bancario sul conto. Sbloccatasi questa opzione che io non avevo per nulla considerato, sono cominciate ad arrivare un sacco di offerte, alcune abbastanza sostanziose tanto da considerare una compartecipazione per eventuali proventi  per il film. Di conseguenza, mentre da un lato sembrava davvero difficile reperire la produzione, dall’altro invece ho trovato un enorme riscontro, con grande sorpresa e piacere che dà anche un senso a tutti gli sforzi fatti in questi anni nel voler fare una carriera artistica indipendente. Pertanto sembrava difficile e secondo alcuni canoni lo è, ma talvolta la gente ti può sorprendere”.

Ora che le riprese sono terminate e il film è in fase di montaggio, al termine di quest’ultimo, dove verrà distribuito?

“Stiamo valutando varie opzioni e teniamo conto di sottotitolare il film in quattro o cinque lingue, le più importanti come cinese, spagnolo, francese, inglese e forse russo. Avevamo considerato che il prodotto potesse passare sia in TV che al cinema, e valuteremo attraverso alcuni contatti con diverse case di distribuzione e per la TV e per il cinema in Italia e all’estero. Lo sapremo tra poco. Potrà succedere che in Italia verrà distribuito in un circuito televisivo e all’estero in uno cinematografico o viceversa, questo con esattezza non posso dirlo, ma abbiamo dei contatti che stanno aspettando un po’ di materiale da visionare e potremmo avere in seguito notizie più certe.”

Rivolgendoci poi al montatore Claudio Cappello, abbiamo chiesto del taglio che si è inteso dare del film.

“Sono un disegnatore ischitano nonché il montatore del film. Il taglio del montaggio che si vuole dare al film è quello che intendeva già l’autore, Giuseppe, nello scrivere la storia. Con questo si intende che già la sceneggiatura dà le indicazioni sul ritmo e il tono che il montaggio darà successivamente al film. Di fatto, il montaggio non è stato una fase particolarmente creativa perché era la terza parte di un progetto già pianificato dall’inizio e possiamo dire che era compreso dal principio nella sceneggiatura. In particolare, il copione prevedeva una narrazione piuttosto serrata, nel senso che la scansione prevede anche molti salti temporali. Ogni sequenza non è illustrata in ogni minimo particolare, ma viene lasciata all’immaginazione dello spettatore che ormai dovrebbe essere abituato a tanti tipi di narrazione e anche a una un po’ più ‘frenetica’, forse troppo frenetica per qualcuno, come quella dell’Ultimo Tango. È’ comunque un genere ormai sdoganato e un modo di raccontare più che accettato”.

Quali sono state le difficoltà più comuni che si sono verificate durante il montaggio dei vari ciak?

“Le difficoltà principali di montaggio sono, praticamente, le stesse avute durante le riprese. Il grattacapo maggiore era nascondere eventuali problemi che sono nati nello girare le scene, un po’ per la fretta un po’ per qualsiasi altro motivo. Ci sono gruppi di ‘fanatici’ che individueranno un bicchiere che non è più pieno quando prima lo era. Il compito del montaggio è, per quanto possibile, mascherare questo. Qualcosa, naturalmente, rimane sempre e fa parte del film. Non esiste un film senza errori. Il montaggio fa prodigi ma non fa miracoli”

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