SPECIALE Conferenza programmatica PD. Relazione introduttiva. Lello Ricciardi: “C’è il rischio di un frattura profonda tra cittadini ed Istituzioni”.

Lello Ricciardi Coordinatore Provinciale Forum PD.

La nostra Conferenza ha al centro un interrogativo di fondo: come Napoli può contribuire al superamento della fase recessiva, quale ruolo e quali funzioni deve saper riconquistare nel Mediterraneo ed in Europa nel vivo della crisi, quali scelte vanno assunte per riprendere a crescere e produrre più ricchezza, garantire più lavoro e migliori condizioni di vita.

Napoli, mentre le altre grandi città italiane crescono, in popolazione, in ricchezza, in dotazione infrastrutturale, non fa lievitare il suo prodotto, perde popolazione, soprattutto giovanile e qualificata, non riesce ad attirare investimenti.

Non può sfuggirci che la competizione dei sistemi urbani spinge verso una forte concentrazione della ricchezza in un numero limitato di città: già oggi sono solo 600 grandi città, con un quinto della popolazione mondiale, a produrre il 60% del PIL mondiale. In quelle aree si gioca il futuro.

Ecco perché bisogna invertire una tendenza altrimenti Napoli sarà condannata ad un ruolo marginale nel mondo globalizzato.

Questo è il tema che abbiamo davanti.

Con il documento programmatico – un testo aperto su cui promuovere da subito il confronto nei circoli e nelle città –  e con le schede dei Forum viene ridefinita un’analisi economica e sociale, una valutazione sulla qualità della democrazia e delle Istituzioni, proposte di merito nei vari settori, tracce per una riorganizzazione del partito.

A me sembra un approdo significativo, e, nel contempo, un avvio efficace (reso possibile dal lavoro appassionato di tanti dirigenti e militanti) per svolgere, in tempi brevi, un Congresso in grado di rispondere alle domande più urgenti.

Una sfida che matura in una fase nuova e ricca di insidie.

Novità importanti che il dibattito certamente approfondirà.

A me preme, invece, sottolineare l’originalità del rapporto tra queste novità ed il Mezzogiorno.

E’ del tutto evidente che una nuova strategia per il Sud dovrà basarsi su politiche regionali capaci di costituire un dato propulsivo e innovativo delle politiche ordinarie, in grado di integrare in modo più spinto la politica per lo sviluppo regionale e quella nazionale, rafforzando i presidi di competenza del Governo, riducendo l’incertezza dei flussi di finanza pubblica, concentrando gli interventi su un numerato limitato di priorità (a partire dalla scuola, dalla sicurezza e dalla mobilità), promuovendo l’innovazione come volano di sviluppo sia nell’industria che nel terziario.

Il governo Monti andrà in questa direzione.

Ma, vedo, comunque, nel Mezzogiorno, una rifrazione molto più contraddittoria ed amplificata delle dinamiche connesse alla crisi economica ed ai mutati scenari politici nazionali. Ciò per due ragioni:

1) la ridotta autonomia economica e civile della società meridionale che alimenta maggiore immobilità sociale;

2) la pericolosa originalità della crisi del centrodestra, qui appesantita da una vulnus etico che accelera scomposizioni e contrapposizioni di interessi e  che aggrava il deficit di coesione sociale.

Inoltre, cerco di dirlo così, siamo in presenza – qui – di un equilibrio, tra le principali Istituzioni, frutto di un radicamento fragile, non confortato da dinamiche di consenso espansive che rende più difficile un’azione più incisiva anche verso interlocutori politici, sociali, finanziari.

Caduta di credibilità delle Istituzioni, tendenziale debolezza delle alternative politiche e recessione possono costituire un mix esplosivo.

C’è il rischio di un frattura profonda tra cittadini ed Istituzioni.

Ecco perché è fondamentale avere una bussola democratica certa: sosteniamo con lealtà il governo Monti, siamo alternativi a Caldoro ed al centrodestra, vogliamo ricomporre il centrosinistra a Napoli e nella sua area metropolitana, le nostre alleanze sono vincolate a proposte di merito, siamo impegnati ad interagire, in un rapporto positivo, con le organizzazioni sindacali dei lavoratori ed il mondo dell’impresa.

E sta qui anche il nostro primo dovere: mettere in campo il massimo sforzo per avanzare, nei diversi livelli Istituzionali, proposte e reperire, in misura adeguata, risorse, per aiutare, in primo luogo, i processi di riorganizzazione industriale e governare la fase di riduzione dei livelli occupazionali in tutti i comparti produttivi.

Per fare bene questo lavoro, per ricostruire fiducia e voglia di fare tra la gente, occorre maggiore credibilità ed autorevolezza.

Per questo propongo un metodo – riflettere, anche sul nostro recente passato, senza timidezze o imbarazzi – ed un approccio – partire dai problemi concreti senza fare sconti ad impostazioni e scelte, nostre o di altri, rivelatesi errate.

Le nostre sconfitte sono state severe e non immotivate; non nascono dal nulla e si materializzano più diffusamente quando l’opinione pubblica percepisce che la missione, il progetto di fondo della stagione della rinascita perde colpi, si esaurisce, si smarrisce in favore della quotidianità.

 Ci sono errori che non vogliamo più commettere: vogliamo un partito autonomo privo di sovrapposizioni tra attività di governo e radicamento nella società, vanno promosse energie valorose da impegnare sul versante amministrativo, nella rigenerazione programmatica ed organizzativa, è indispensabile un rinnovamento di uomini e metodi, gruppi dirigenti liberi, un nuovo lessico dei bisogni.

Vi sono forze, dentro e fuori il Pd, interessate a cambiare questo scenario, a non cristallizzare la nostra formazione negli equilibri del correntismo o delle sue rappresentanze istituzionali, vi sono energie pronte ad una sfida in mare aperto, nel lavoro quotidiano e non solo sulla stampa?

Una risposta positiva è possibile; anche se già si sarebbe dovuto determinare, negli anni e nei mesi passati, uno scatto ed un’innovazione radicale.

Questo non è accaduto, a mio giudizio, perché c’è una distanza che ancora fatichiamo a colmare.

L’insofferenza sedimentatasi nella società napoletana e manifestata nel giudizio sulle primarie e nel risultato pessimo delle elezioni municipali di Napoli ha ratificato una distanza dagli “umori” della gente, dal sentire comune, dall’esigenza di rinnovamento che, poi, prende le strade che la storia consente.

Sta prevalentemente in questo il senso della vittoria di De Magistris che ha vinto le elezioni dando alla sua proposta un duplice timbro: un rapporto “fisico” con la città e una doppia contrapposizione (al centrodestra che governava l’Italia ed al centrosinistra che aveva governato Napoli ela Campania).

Oggi, siamo in un’altra fase. Facciamo, allora, in modo che la bandiera del cambiamento sventoli a lungo e non divenga consunta: perché ciò accada c’è bisogno del vento potente dei fatti e non della bonaccia della demagogia.

E’ stato utile colmare il vuoto di speranza apertosi nel 2011 ma, è fondamentale riempire questo spazio con una missione forte, ambiziosa per Napoli, con uno schieramento sociale e politico che, sulla base di analisi e proposte all’altezza della crisi, si amplia, candidandosi a guidare la crescita.

 E’ questo la modalità per ricostruire l’unità del centrosinistra e  rigenerare il Pd.

 Un Pd rinnovato a Napoli e nell’area metropolitana laddove permangono divisioni ed incomprensioni.

Un Pd che assume scelte nette e coraggiose e sulle quali nei focus di domani vi saranno gli opportuni approfondimenti sulle 5 questioni che abbiamo scelto come prioritarie: dalle opportunità da offrire a Napoliest alla disponibilità a considerare utile un nuovo termovalorizzatore, dal no alle liste di lotta alla progressiva azione di liberalizzazione nelle partecipate, dal rispetto delle consultazioni sindacali al diritto a lavorare che nessuno può mettere in discussione in ragione dell’adesione politica o sindacale.

Il Pd vuole avere l’ambizione di rimettere al centro la politica, quella fatta delle scelte mirate per il bene comune, che punta a rigenerare pensieri lunghi, convinzioni, militanza di tanti uomini e donne che si spendono per le proprie comunità.

Vogliamo coniugare nuovo e migliore sapendo che tale processo non può passare solo attraverso l’anagrafe, le percentuali di genere, quelle cooptazioni gerarchiche a volte rese necessarie dalla straordinarietà di una fase. Non possiamo far mancare a Napoli la forza delle nostre idee.

La fiducia nel futuro, nelle risorse umane, nella struttura sociale ed economica di cui disponiamo ci spinge a lavorare con slancio perché partiamo da una consapevolezza: Napoli è decisiva per il Paese e per l’Europa, non solo per il Mezzogiorno, non solo per il Mediterraneo.

Napoli continua ad avere una naturale attitudine a svolgere una funzione direzionale di un’area vastissima, indispensabile all’Europa, ai Balcani, ai mercati asiatici.

La ripresa dell’Italia non avverrà senza la crescita di Napoli.

Spetta a Napoli progettare se stessa, organizzare il suo futuro di efficiente capitale, di città-regione, spetta a Napoli riorganizzare il suo tessuto urbano in ragione di quell’obiettivo che non costituisce una chimera astratta ma un’esigenza concreta.

Questa prospettiva impone che le funzioni amministrative e di governo vanno necessariamente organizzate sulla base di un modello metropolitano.

Ecco perché l’attuale Amministrazione Provinciale va rapidamente superata, per costruirela Città Metropolitana, sede democratica del Governo dell’intera area metropolitana. Vanno approvate le norme attuative del Titolo V della Costituzione, in materia di Città Metropolitanala Regioneproceda a realizzare entro il 2012 un compiuto processo di  ridefinizione dei poteri locali.

In questo nuovo contesto istituzionale, a Napoli deve avere sede il coordinamento operativo tra le Regioni meridionali per gestire la politica di coesione europea.

Una snella struttura operativa, al servizio dell’intero Mezzogiorno.

Vanno messe in valore preesistenze e potenzialità, territori e risorse umane, infrastrutture e giacimenti di sapere per puntare a generare ed attrarre un flusso di nuova ricchezza.

Tutto ciò non può essere una petizione di principio; occorrono proposte, scelte, misure in grado di trasformare un’antica attitudine in una fattuale ed attiva realtà.

Assumendo delle priorità, a partire dalla lotta alla camorra che va rilanciata  come priorità assoluta, agendo qui ed ora per individuare alcune misure inclusive – e spalmate anche sul lungo periodo – sulle quali far convergere risorse europee e nazionali, attivando una concertazione istituzionale che tiene insieme Governo, Regione e Comuni.

Procedere ad una gigantesca azione di rigenerazione urbana e di inclusione sociale (anche attraverso forme innovative di sostegno alle opportunità ed al reddito), con più residenze e minori volumi edilizi, per offrire nuove chanches di sviluppo e formative, più elevata qualità ambientale, a partire dal mare – risorsa fondamentale ed identitaria – servizi moderni ed efficienti.

L’Italia non cresce se Napoli ed il Mezzogiorno non avanzano sulla strada dello sviluppo, la nostra area metropolitana non torna ad un nuovo e positivo dinamismo se non vengono aggrediti i nodi del risanamento sociale e urbano di ampi territori di Napoli e della sua provincia, su cui agire progressivamente e per comparti.

I processi di irrobustimento dell’armatura produttiva, manifatturiera, logistica, infrastrutturale, formativa e della ricerca, dell’offerta turistica, della rete dei trasporti, dei servizi alla persona, della qualità ambientale devono andare di pari passo ad un programma decennale di risanamento urbano e sociale.

Napoli deve ricominciare a crescere, per arrestare il declino ed invertire la tendenza. Crescere di ruolo, crescere di influenza, di prestigio, migliorando le sue prestazioni, elevando il livello di attrattività: nei confronti di nuovi immigrati, dei nuovi ceti emergenti, dei turisti, dei capitali e degli investitori.

Divenendo un’area metropolitana dalle dimensioni e caratteristiche realmente competitive, a livello nazionale ed internazionale.

Occorre suscitare un nuovo, diffuso e pervasivo sentimento di identificazione, orgoglio ed entusiasmo verso la città, ciò che rappresenta e, soprattutto, ciò che potrà essere in futuro.

Una nuova stagione che si lascia definitivamente alle spalle l’immagine della città ferita, offesa o, ancora, quella immobile deve fondarsi su un’idea positiva, di rinnovamento, di modernizzazione, oltre che di recupero di normalità: il funzionamento ordinario di tutti i livelli di servizi e infrastrutture che rendono la vita in una città possibile, precondizione per ogni altro e successivo ragionamento.

Le esperienze di moltissime città nel mondo dimostrano che, nonostante la profondità della crisi e dei problemi da risolvere, pochi ma chiari segnali di nuova progettualità e l’avvio deciso di processi in tal senso, sono sufficienti a risalire la china e ricominciare a correre.

Per dare il senso di questo sfida dobbiamo “leggere” Napoli, ascoltare i cittadini, essere più “dentro” convinzioni giuste e diffuse (a partire dai costi della politica – certi e trasparenti – , dalle procedure amministrative di cui vanno ridotti gli ambiti di discrezionalità in favore di automatismi, dagli impegni pubblici che vanno dichiarati con chiarezza e misure di riscontro).

Dobbiamo “indagare”  nello sguardo di quei giovani e quelle ragazze che studiano, che vanno in cerca di un lavoro, che hanno fame di futuro e vogliono costruire una Napoli più moderna, più solidale, più efficiente, nella quale si rispetta l’ambiente, funziona il ciclo dei rifiuti, puoi fruire di un mare non inquinato, dove i trasporti pubblici funzionano, avere un lavoro dipendente o un accesso alle professioni, una formazione adeguata, un percorso di carriera definito dal merito e non dalle relazioni interpersonali.

Su queste cose vogliamo impegnarci.

Un lavoro, una casa, gli affetti, le passioni. E, naturalmente, i problemi che la vita presenta e che solo nelle costruzioni a tavolino scompaiono.

Ci vuole più coraggio, la forza di scelte radicali.

Ora, più che mai, la gente si sente rappresentata a fatica dal sistema politico e tuttavia ha voglia di organizzarsi, di manifestare il proprio pensiero, la propria indignazione, oltre appartenenze precostituite.

Noi dobbiamo recuperare questa “distanza”, dobbiamo recuperare la capacità di interpretare, rappresentare e governare i bisogni sociali dando forte percezione delle nostre convinzioni e delle nostre proposte, stando tra la gente, sui problemi per indirizzare le scelte  e per dare risposte concrete.

Non teniamo prigioniere le nostre idee tra le mura dei nostri circoli o della nostra Federazione. Riprendiamo il gusto di stare tra le gente, nelle strade.

Avere cura di noi, avere cura di Napoli, di chi ha bisogno, di chi merita, di chi ha voglia di provare a mettersi in gioco, a fare qualcosa per la sua terra.

Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità. Siamo pronti.

Se parliamo ai 3 milioni e mezzo di nostri concittadini usando il linguaggio della verità, il lessico sereno di chi sente la responsabilità di rappresentare una speranza, di chi ha la consapevolezza delle proprie idee e ci mette la faccia ed il cuore, di chi alimenta un ragionevole ottimismo ed una prudente fiducia che nascono dalla serietà delle storie antiche che ci percorrono, dalla semplicità, dalla condivisione delle difficoltà e da una passione per il bene comune ce la faremo.

Napoli ha necessità di grandi miglioramenti che vanno costruiti con la fatica del lavoro quotidiano, senza gli inganni dei miraggi, senza la paura di non farcela.

Guardiamo negli occhi il nostro tempo e la realtà che esso illumina.

Quella realtà non è immutabile.

Noi possiamo cambiarla. In meglio. Insieme.

Il nostro proposito è che la più incisiva azione per la crescita si accompagni al rigore, alla pulizia, all’efficienza.

Risanare lo Stato e riprendere a crescere, avendo più stato, regole più certe, più apertura ai mercati.

La gente apprezza molto chi amministrata e governa seriamente.

La carta fondamentale che viene giocata contro le forze del rinnovamento è la rassegnazione, la conservazione, il lassismo. Il rigore è una scelta nostra: è la leva per cambiare le cose e non soltanto per impedire il collasso. E’ il momento dell’iniziativa e dell’azione solidale per cambiare il Pd, per cambiare Napoli.

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