La Dda di Napoli sequestra 30 milioni di euro al clan Polverino

Quattro persone arrestate per trasferimento fraudolento di valori, falsità materiale in atto pubblico e truffa aggravata da finalità mafiose

auto carabinieriÈ scattata all’alba l’operazione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Napoli contro il clan Polverino con l’arresto di quattro persone e il sequestro di società e beni per un valore di oltre 30 milioni di euro. L’intervento del Corpo dei Carabinieri di questa mattina è stata permesso in seguito agli sviluppi sull’inchiesta relative al coinvolgimento di più persone, tra cui diversi imprenditori, con il clan Polverino. Il Gip di Napoli che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare per i quattro uomini coinvolti, ha ritenuto valide le prove delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che inquadra la loro posizione come persone affiliate al clan Polverino, il gruppo camorristico insidiatosi nella zona Nord di Napoli ed operativo anche all’estero e in altre regioni italiane.

Le persone poste in fermo cautelativo dai carabinieri di Napoli, coadiuvati nel sequestro dei beni dalla Guardia di Finanza di Giugliano in Campania, sono accusate di essere responsabili a vario titolo di trasferimento fraudolento di valori, falsità materiale in atto pubblico e truffa aggravata da finalità mafiose. Le società e i beni sequestrati sono risultati nella disponibilità degli arrestati e di alcuni prestanome. L’attività investigativa della Dda di Napoli, ha permesso di collegare a precedenti indagini i destinatari dei provvedimenti di questa mattina a cui già erano stati sequestrati beni per 38 milioni di euro.

La Dda di Napoli esegue un altro duro attacco ai danni del clan camorristico Polverino, che intreccia le sue tele per affari milionari con la complicità di imprenditori corrotti. Nel mese di maggio le indagini investigative del Distretto Antimafia, avevano permesso il sequestro di cinque società riconducibili alla famiglia Simeoli e beni per 10 milioni di euro. Nei mesi precedenti la società Sime costruzioni e Laura, i cui fondatori e titolari erano appunto Luigi, Benedetto e Antonio Simeoli, in carcere dallo scorso ottobre, erano state messe sotto sequestro dalla magistratura ritenuta collegate al clan Polverino che attraverso i Simeoli teneva banco nel comparto edile, in cui i tre colletti bianchi detenevano, grazie al clan camorristico, il monopolio sulle costruzioni a Marano oltre che in tutta l’area a Nord di Napoli.

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