Donne e salute. I numeri della crisi della sanità in Campania

La prevenzione oncologica in Italia per un risparmio di 6 miliardi di euro in 5 anni . Tremila donne si ammalano di tumore alla mammella, con 800 decessi l’anno

tumore-seno-prevenzioneSi è tenuto giovedì 12 e venerdì 13 giugno al Pan, Palazzo delle Arti Napoli il convegno dal titolo “La salute delle donne in Campania, una crisi nella crisi”. Una due giorni utile a mettere in evidenza esigenze, ritardi e disfunzioni dell’assistenza sanitaria alle donne in Campania.

La grave crisi economica e la politica degli tagli orizzontali nel settore sanitario in particolare, stanno avendo ricadute negative sulla salute pubblica. Un vulnus che ha un impatto particolarmente rilevante sul diritto alla salute della popolazione femminile, spesso la parte più debole dell’utenza sanitaria. Una situazione che diventa particolarmente insostenibile per i cittadini del Sud e della Campania, una porzione del territorio italiano nettamente più svantaggiata sul piano dell’accessibilità dei servizi.

Le due giornate di studio hanno messo a confronto su questi temi i direttori generali delle Asl, medici, esperti del settore e esponenti delle istituzioni da tempo impegnati su questo versante. Tra questi, la presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato Emilia Grazia De Biasi, la vicepresidente della commissione regionale Sanità Angela Cortese, il capogruppo del Pd in Regione Campania Lello Topo e le consigliere regionali del Pd Giulia Abbate, Rosa D’Amelio e Anna Petrone.

“Forti cambiamenti sono intervenuti nella gestione della sanità, caratterizzata sempre più da un diffuso senso di insoddisfazione che coinvolge tutti: fruitori ed operatori sanitari – osserva Angela Cortese, vicepresidente della commissione regionale Sanità -. È necessaria, dunque, un’attenta riflessione che aiuti a capire come adeguare l’offerta di salute alle richieste delle utenti e alle risorse disponibili. Ma una Regione che deve fronteggiare un debito – osserva Cortese – non può farlo a discapito della salute dei propri cittadini. Alla logica dell’utile, del mercato, del consumo e del risparmio, in sanità va sempre anteposta quella di cure e assistenza proporzionate al “bisogno”, ricordando che il minimo comune denominatore degli interventi è individuabile nel riconoscimento della “dignità” come elemento intrinseco dell’essere umano. In questo senso, le donne rappresentano i soggetti più deboli. Molte, infatti, per far quadrare il bilancio familiare e personale finiscono col rinunciare alla cura della propria salute e del proprio benessere. Uno Stato che voglia definirsi civile ha il dovere di tendere una mano a queste persone in difficoltà”.

A questo riguardo, va sottolineato che la Regione Campania continua da tempo ad ignorare le linee guida emanate dal Ministero della Salute e non ha ancora attivato il “percorso nascita”, che prevede l’accompagnamento e l’assistenza alle donne durante la gravidanza.

Se si promuovessero politiche di prevenzione oncologica, queste garantirebbero in Italia un risparmio di 6 miliardi in 5 anni e di 50 miliardi in Europa. È il dato emerso nell’ambito del meeting annuale dell’Asco (American Society of Clinical Oncology), che si è tenuto a Chicago dal 30 maggio al 3 giugno scorsi. Un dato che riguarda soprattutto la popolazione femminile, la più colpita dalle patologie tumorali.

I tumori alla mammella rappresentano una quota importante di queste patologie e in Campania il trend è in allarmante controtendenza con il dato nazionale. Le donne campane pagano il doppio scotto di una qualità della vita e di una qualità dei servizi di assistenza sanitaria al di sotto del livello medio italiano. Inoltre, nonostante le intenzioni, non è stato ancora istituito il registro tumori, il che non permette di analizzare compiutamente lo sviluppo, la localizzazione e le cause dei fenomeni tumorali nella regione.

Pur non disponendo di dati ufficiali, tuttavia, le stime parlano di oltre 3mila donne che ogni anno si ammalano di tumore alla mammella e di 800 decessi l’anno. “Un tumore della mammella curato in uno stadio iniziale costa la decima parte di uno che viene curato quando si trova già in uno stadio avanzato. Inoltre, nel caso di intervento tempestivo, qualità e quantità della vita delle pazienti sono enormemente superiori”, fa notare Massimo Di Maio, responsabile dell’Unità operativa di patologia mammaria del Distretto 33 della Asl Napoli 1.

Tra le donne campane, inoltre, a causa di un basso livello medio di scolarizzazione, si registrano gravi carenze sul fronte della cosiddetta “health literacy”, che rappresenta il grado di consapevolezza delle proprie esigenze e dei fattori che determinano il grado di salute, le scelte terapeutiche, la prevenzione, la gestione della malattia, la capacità di interpretare e comunicare i sintomi. La letteratura scientifica è ormai concorde nel definire il livello culturale come strettamente associato alle condizioni di salute. Una relazione analoga si può stabilire tra il livello di benessere economico e la cura della salute. E in Campania il 55,9% della popolazione femminile tra i 25 e i 64 anni ha una licenza elementare o non possiede alcun titolo di studio (il 19,7%) oppure ha una licenza media (il 33,4%), mentre solo il 13,4% delle donne comprese nella fascia di età indicata ha conseguito una laurea.

Questo è probabilmente il motivo per cui la Campania è ultima per numero di vaccinazioni contro il papilloma virus, un agente virale che in Italia è al secondo posto tra i tumori femminili.

La Campania detiene anche un altro primato negativo: è quello dei parti effettuati con taglio cesareo. La percentuale nazionale di cesarei è del 29,31%, mentre in Campania è del 49,66%, dove, stranamente, si registra anche un 21,22 % di posizione anomala del feto, contro una media generale del 7,39. Nel 2011 i cesarei in Campania sono stati addirittura il 62,4 % del totale. Dalle verifiche dei Nas è risultato che il 43% dei parti cesarei non era giustificato. In alcuni casi hanno rilevato delle incongruenze tra la cartella clinica, a volte anche vuota, e la Sdo (Scheda di dimissione ospedaliera), dove invece era annotato il parto cesareo. «Mentre in Italia si registra una tendenza volta ad abbassare la percentuale dei cesarei, la Campania continua su questa strada. È vergognoso», osserva Angela Cortese, commentando il Piano nazionale dell’Agenas, l’agenzia che si occupa di valutare le performance ospedaliere. «L’esempio più eclatante – dice Cortese – viene dall’Asl Na2 che, con una percentuale del 69% di parti cesarei, che sale addirittura al 79,6% nelle cliniche private, decide di non far decollare la casa del parto dell’ospedale di Pozzuoli, completata nel 2008, e di trasformare la struttura finanziata in uffici e in un’area riabilitativa. Nel frattempo – prosegue la consigliera regionale – in tutta la Campania si smantellano i consultori, mortificando e penalizzando la salute e la dignità delle donne. Ancora una volta pesa l’assenza in giunta regionale della delega alle Pari Opportunità, che attendiamo invano ormai da oltre tre anni».

Disfunzioni importanti riguardano anche la “Rete ictus”, impegnata su una patologia che colpisce soprattutto la popolazione femminile. In Campania si procede ad un convenzionamento extraregionale anche per le fasi acute, il che da una parte aggrava i costi e dall’altra depaupera le strutture regionali di esperienze, mortificandone le competenze e le alte professionalità, che pure certo non mancano.

Infine, la Campania, la regione con l’età media più bassa d’Italia, è anche tra quelle più dedite al tabagismo. Molti studi hanno dimostrato come il fumo di tabacco sia tra i principali fattori di rischio dal quale possono derivare diverse patologie.

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