Il “Corpo di Napoli”, simbolo dell’antica Neapolis

Simboleggia il Nilo a testimonianza della presenza di una colonia egiziana nel cuore di Napoli

corpo-di-napoliLa statua del Nilo, soprannominata dai napoletani il “Corpo di Napoli”, occupa un’abbondante porzione di un’ansa del decumano inferiore all’altezza di S. Biagio dei Librai. La statua risale al II secolo d.C. ed è la testimonianza materiale della presenza di una comunità egizia, e più precisamente alessandrina, nel cuore dell’antica “Neapolis”, dove svolgevano fruttuose attività commerciali.

La scultura, che rappresenta un uomo anziano disteso, simboleggia il fiume Nilo, sacro fiume d’Egitto che, straripando, feconda i luoghi inondati e promuove la vita dei suoi abitanti. Il corpo dell’uomo è poggiato sul fianco sinistro e la mano sproporzionata sembra voglia confermare i suoi poteri divini. La figura è distesa su un letto di sabbia che simboleggia il fertile limo. D’impatto la cornucopia che tiene della mano destra, traboccante dei frutti della terra. Il vecchio dio volge lo sguardo a sud, verso l’Egitto, circondato da un coccodrillo, da putti e da una sfinge (elementi andati in parte persi, ndr).

Con l’avanzare del Cristianesimo non si ebbero più tracce del gruppo scultoreo, fino al Medioevo (probabilmente nel XII sec.), quando fu rinvenuto durante gli scavi per l’edificazione del Seggio, che prese appunto il nome di Seggio di Nilo. Dimenticata nuovamente, la statua tornò alla ribalta in occasione dei lavori per il nuovo Seggio di Nilo. Della fase antica sappiamo certamente che restano corpo, spalla e braccio sinistri, corpo della sfinge, corpo del coccodrillo, onde sottostanti. La barba pare sia stata aggiunta in uno dei suoi ritrovamenti per fugare il dubbio che si trattasse di una donna.

La Statua del Nilo è anche nota come “Corpo di Napoli“, denominazione popolare nata probabilmente a causa dell’erronea decodifica del soggetto rappresentato, identificato come una figura femminile, sebbene recenti studi etimologici avanzano l’ipotesi che l’origine di questo “soprannome” vada ricercata nel valore polisemico del vocabolo “corpo”, identificato come “busto” da Ovidio, come “testicoli” da Fedro, come “organismo, edificio dello Stato” da Cicerone, come “unione di uomini” da Virgilio, come “corporazione” da Giustino.

Quale che sia l’interpretazione o la simbologia della statua, quello che rappresenta è la grande civiltà dei napoletani che, in una sorta di osmosi culturale, non solo hanno accolto la piccola colonia egiziana, ma hanno addirittura adattato le usanze e le credenze straniere alle proprie, come testimoniano i biglietti del lotto, i denti, le frasi votive ritrovate durante i lavori di restauro del corpo scultoreo.

Bibliografia: “Il Corpo di Napoli” di Fiammetta Rutoli, Ed. Colonnese (1994) in “C’era una volta Napoli” di Romualdo Marrone – Periodici Locali Newton (1995), vol. 1, pp. 196 – 199.

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