Ciro Esposito è morto, è lutto cittadino

Il tifoso napoletano si è spento dopo 50 giorni di agonia

ciro-espositoRoma, 25 giugno – Ciro Esposito è morto all’alba al Policlinico Gemelli dove era ricoverato dopo il ferimento del 3 maggio scorso a Roma, negli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Nonostante i numerosi interventi chirurgici, le sue condizioni cliniche sono improvvisamente degenerate. Nelle ultime ore la respirazione era diventata affannosa e la pressione bassissima. Era tenuto in vita dai macchinari.

Il quadro clinico, già di per sé delicatissimo, si è ulteriormente aggravato a causa di un’infezione polmonare e di problemi intestinali. Ieri mattina Padre Mariano, un cappellano del Cristo Re era giunto in ospedale per offrirgli l’estrema unzione.

TAM-TAM MEDIATICO. Poco dopo l’ora di pranzo, nella giornata di ieri, la maggior parte delle testate giornalistiche e blog non avevano perso tempo nel diffondere la notizia della morte del giovane tifoso. Un tam-tam mediatico incontrollato dava prima la notizia dell’aggravamento dello stato di salute e poi la morte del giovane, suscitando la comprensibile indignazione dei parenti che si affrettavano a smentire, quasi ad urlare la loro disperazione: Ciro non è morto, il suo cuore batte ancora!”. Il bollettino di ieri recitava così: “le condizioni di Ciro Esposito si sono ulteriormente aggravate nelle ultime 36 ore e i supporti vitali non riescono a tenere sotto controllo la funzionalità degli organi. E’ cosciente, ma sedato farmacologicamente”. All’alba di stamane la notizia della morte di Ciro.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris ha proclamato il lutto cittadino, commentando così la triste notizia: “Proclamiamo il lutto cittadino per Ciro, per i familiari, per il nostro popolo. Per dire no al binomio calcio-violenza”.

IL COMUNICATO E L’APPELLO DELLA FAMIGLIA – Alle 6 di questa mattina dopo un calvario durato 50 giorni si è spento il nostro Ciro, un eroe civile.

Quel maledetto 3 maggio il nostro Ciro è intervenuto in via Tor di Quinto a Roma per salvare i passeggeri del pullman delle famiglie dei tifosi del Napoli calcio. Il nostro Ciro ha sentito le urla di paura dei bambini che insieme alle loro famiglie volevano vedere una partita di calcio.

Ciro e’ morto per salvare gli altri. Noi chiediamo alle istituzioni di fare la loro parte. Daniele De Santis non era solo. Vogliamo che vengano individuati e consegnati alla giustizia i suoi complici. Vogliamo che chi, nella gestione dell’ordine pubblico, ha sbagliato paghi. Innanzitutto il prefetto di Roma che non ha tutelato l’incolumità dei tifosi napoletani.

Chiediamo al presidente del Consiglio di accertare le eventualità responsabilità politiche di quanto accaduto. Nessuno può restituirci Ciro ma in nome suo chiediamo giustizia e non vendetta. Vogliamo ringraziare tutti coloro che in questi 50 giorni hanno manifestato la loro solidarietà. Oggi non è gradita la presenza delle istituzioni che si sono nascoste in questi 50 giorni di dolore. Il nostro sentito grazie al personale medico e paramedico del policlinico Gemelli per la loro umanità e professionalità e a quei napoletani come il proprietario dell’albergo romano che ci ha fatto sentire il calore e l’affetto della nostra città. Al presidente del Napoli, al sindaco di Napoli e al presidente della ottava municipalità di Napoli va tutta la nostra riconoscenza.

TIMORE DI RIPERCUSSIONI VIOLENTE –  A rendere pesante una situazione già di per sé drammatica, il timore che gli atti di violenza possano proseguire in nome della vendetta. Vincenzo Esposito, lo zio di Ciro, ha infatti lanciato un accorato appello affinché eventi tragici come quelli accaduti al nipote non si verifichino più. “Basta violenza. Vogliamo giustizia dallo Stato, non vogliamo che il nome di mio nipote sia usato per altre violenze. Chi ha provocato questa tragedia deve pagare. Il questore e il prefetto di Roma devono dimettersi. Vogliamo De Santis condannato e questore e prefetto a casa per le loro negligenze”.

Queste le sue parole, e non mancano le critiche al prefetto e al sindaco di Roma, Ignazio Marino: “Non è mai venuto a trovare mio nipote. Il suo squallore è ormai chiaro. In 50 giorni non si è mai fatto vedere, adesso non lo vogliamo”, riferendosi evidentemente all’intenzione mostrata proprio oggi dal sindaco di portare il “saluto di Roma” in ospedale.

CONTROLLI INTENSIFICATI – Intanto, vista l’atmosfera delicata, la polizia ha intensificato i controlli alle barriera sud di Roma e alla stazione Termini, dal momento che nel primo pomeriggio sono trapelate voci relative ad un possibile arrivo in città di ultras napoletani e si temono ripercussioni violente.

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