Improteatro: quando l’improvvisazione si fa arte. Dal 3 al 27 luglio otto compagnie per dodici spettacoli

Improteatro Festival dà avvio alla seconda edizione della manifestazione promossa dall’Associazione Nazionale Improteatro.

ImproteatrofestivalNapoli – Lunedì 29 giugno la presentazione del calendario alla conferenza stampa presieduta da Giorgio Rosa, direttore della manifestazione, e Beatrice Baino del teatro Coffe Bretch. Si parte il 3 luglio per finire il 27. Vi prenderanno parte ben otto compagnie: Improteatro, Artefia, Attimatti, Maia, Coffee Brecht, Cambiscena, QFC Teatro, Verbavolant. Le città campane che ospiteranno le rappresentazioni sono Castellammare di Stabia, Pompei, Avellino, Capriglia (Sa), Pagani (Sa), Pioppi (Sa) e per la prima volta la stessa Salerno. Napoli, dal canto suo, apre le porte della Mostra d’Oltremare. I prezzi vanno dagli otto ai dieci euro.

Tra le novità di quest’anno due format completamente nuovi. Si chiamano entrambi “Inedito” ed aprono la stagione. In comune hanno anche la partecipazione del trainer inglese Sean Mc Cann, il quale guiderà la compagnia di attori nella messa in scena di uno spettacolo senza copione. Il primo, Shakespeare Impro, si terrà  il 3 luglio, alle ore 21, ne “La locanda Allegra” di Capriglia. Il secondo, Singing in the Dark (ispirato alle favole nere di Tim Burton), sarà rappresentato il 6 luglio, alle 21, presso la Mostra d’Oltremare.

Giorgio Rosa è stato ben lieto di delinearne le peculiarità. “La componente moderna di questo teatro – dichiara – è la forte interattività del progetto”. Lo spettatore, infatti, è chiamato ad avere un ruolo attivo nella messa in scena. Non si deve limitare ad una visione passiva. Il teatro d’improvvisazione si costruisce e ruota attorno al suggerimento del pubblico, il quale diventa artefice della storia che sta guardando.

Rosa inoltre tesse le lodi del pubblico campano, definendolo “più attivo che altrove”. Mette in luce come in altre regioni italiane sia più facile riempire i teatri, ma, allo stesso tempo, come sia nel napoletano l’utenza più attenta al prodotto teatrale. “Lo spettatore campano è quello che più rientra nel meccanismo dell’improvvisazione. Durante tutto lo spettacolo si mantiene pronto ad interagire. Capisce quanto la storia raccontata gli appartenga”.

“Raccontare una storia che stai improvvisando, ti fa conoscere davvero il personaggio”. Il direttore pone un accento sul tipo di rapporto che l’attore istaura con il proprio personaggio. Spiega come, nel teatro classico,  l’interprete si ritrovi davanti all’oneroso compito di scegliere se personalizzarlo o portarlo in scena limitandosi a seguire il copione. L’improvvisazione invece alleggerisce l’artista del peso della scelta, ponendolo di fronte alla genuinità del pubblico e dei suoi suggerimenti. Questo, però, non prescinde che la massima completezza della rappresentazione si trovi nell’ intreccio delle due forme teatrali.

Fondamentale nel teatro d’improvvisazione è il concetto di rete. Bisogna creare una “rete” di conoscenze e contatti; per far sì che al pubblico arrivi la notizia delle rappresentazioni e si possa avvallare il problema relativo alla mancanza di contributi e finanziamenti. Improteatro ha un’organizzazione ben radicata sul territorio italiano: ne fanno parte più di 30 città e 1.000 associati. Dispone corsi, stage, workshop per istruire sull’arte dell’improvvisazione teatrale. Quest’ultima, d’altro canto, costituisce una vera e propria disciplina didattica in Svizzera, Belgio ed Olanda.

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