Nasce a Napoli un progetto di ricerca per la steatosi epatica

SDN, CNR e Università di Pisa insieme per contrastare un’emergenza nazionale

COMUNICATO STAMPA

elastorisonanzaAssistenza oncologica, malattie del fegato e sicurezza del paziente. Sono stati questi i tre temi della giornata della divulgazione scientifica organizzata dall’Istituto SDN di Napoli anche per celebrare il prestigioso riconoscimento ricevuto da Marco Salvatore, professore ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e fondatore dell’Istituto SDN, neo vincitore del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo proprio nella sezione dedicata alla divulgazione scientifica.

E nel corso del focus di approfondimento sulle malattie del fegato, è stato presentato un importante progetto internazionale di ricerca sulla steatosi epatica ideato dall’Istituto SDN in collaborazione con l’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini del CNR diretto da Marcello Mancini ed il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale Università di Pisa diretto da Ferruccio Bonino.

“La Steatosi epatica non alcolica è una malattia che ha raggiunto proporzioni ormai epidemiche perché colpisce quasi il 30% della popolazione adulta italiana – ha spiegato Marcello Mancini responsabile scientifico del progetto – e la sua presenza aumenta dell’80% nel sottogruppo di popolazione con malattie metaboliche quali diabete o obesità e determina un significativo aumento di rischio di malattie cardiovascolari e di cirrosi”.

Di fronte ad una così pressante emergenza lo stato attuale della diagnostica non è molto preciso e nel contempo è molto invasivo per il paziente. La diagnosi di steatosi epatica, come ha spiegato Mancini, “ad oggi richiede sempre una biopsia, che ha limitazioni intrinseche come l’alta variabilità di campionamento dovuta all’eterogeneità della distribuzione del grasso nel fegato e che è, soprattutto, una metodica invasiva, costosa, che può esporre il paziente a complicanze potenzialmente gravi e non è ripetibile”.

Ed allora l’obiettivo del progetto dell’Istituto SDN è quello di individuare nuove metodiche non invasive che consentano la quantificazione ed il monitoraggio della steatosi epatica e delle sue complicanze più gravi come la fibrosi epatica. Anche perché, come ha evidenziato Mancini, “numerosi studi hanno dimostrato che la mortalità in soggetti con steatosi epatica è più alta che nella popolazione generale ed è principalmente dovuta a patologie cardiovascolari concomitanti e a disfunzione epatica e l’individuazione di una metodica diagnostica non invasiva utilizzabile dal Servizio Sanitario Nazionale in una vasta popolazione potrebbe ridurre la morbilità e la mortalità per malattie epatiche e cardiovascolari e fornire benefici nell’ambito della prevenzione primaria, del trattamento e del follow-up”.

Due sono le novità diagnostiche dell’Istituto SDN che saranno al servizio di questo progetto: la Spettroscopia protonica di risonanza magnetica per la quantificazione del grasso epatico e l’Elastografia a Risonanza Magnetica per lo studio della fibrosi epatica.

“Al termine del progetto – anticipa Mancini – ci aspettiamo lo sviluppo di un modello predittivo basato interamente su parametri clinici, laboratoristici e di imaging, che sia affidabile e generalizzabile per individuare la steatoepatite nei pazienti con steatosi epatica non alcolica e di classificare i pazienti in quelli con e senza fibrosi”. Esattamente quel connubio tra ricerca e salute del paziente alla base della giornata della divulgazione e delle attività di ricerca dell’Istituto SDN.

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