Rimettersi in gioco in tempo di crisi, alla ricerca di un nuovo lavoro.

R. non ha più il lavoro. Non lo ha più perché da diversi mesi non riceveva lo stipendio e non si può andare a lavorare per la gloria. Quell’onore lo lasciamo ai santi, che tanto in paradiso, di stipendio se ne può fare a meno.

R. ha sperato fino all’ultimo che le cose potessero migliorare, non era la prima volta che qualche mensilità “slittava” più in là. Ma questa volta il traguardo era sempre più difficile da raggiungere. A malincuore si è rivolta ad un avvocato ed ha dato le dimissioni. Almeno le spetterà la disoccupazione. Perché oggi questa è la realtà, le aziende non hanno soldi, le Banche non danno liquidità e a piangere sono i poveri dipendenti. E comincia la lunga battaglia fatta di carte bollate e comparizioni in Tribunale. Intanto i mesi passano e si portano via le speranze e la voglia di combattere.

R. infatti ha paura, perché l’ignoto spaventa, soprattutto chi come lei, lavorava da cosi tanto tempo nello stesso ufficio, che non sa neanche che nome hanno le agenzie per il lavoro e come si cerchi ora lavoro. Nei tempi  della flessibilità e della precarietà.

Per chi come me è precario, cercare lavoro è un lavoro, che so fare molto bene. Ma per chi è fuori dalla ricerca da un bel po’, addentrarsi dentro questa jungla di annunci e indirizzi mail, non è facile per niente.

R. infatti non sa da dove cominciare, ha gli occhi spenti e la voce rotta. Non riesce a vedere un futuro. Una prospettiva. Vede solo l’incognita di un domani che sembra essere più difficile di quanto sembrasse. Perché rimettersi in gioco dopo tanto tempo, non sempre è una spinta. Spesso può essere un deterrente. Specialmente se il tuo stipendio era l’unica entrata in famiglia. Soprattutto se la vita sembra accanirsi, gratuitamente. Si dice che la vita lo faccia con chi ha la forza per sopportare. Ma le spalle sotto tanto peso tendono ad incurvarsi e a stringersi, tanto che poi non ce la si fa più.

R. è cosi. A terra, ogni tanto alza la testa perché deve farlo, ma sta cercando un motivo, un appiglio per rialzarsi. E in queste circostanze, qualsiasi parola tu dica, suonerà inutile, leggera, futile. Ci si sente inermi davanti a tanto dolore. E allora puoi solo tendere la mano, sperando che lei la stringa, per aiutarla ad alzarsi e accompagnarla in questo nuovo cammino, che per quanto doloroso e difficile, può comunque riservare delle piccole sorprese.

R. è una mia amica, una delle fantastiche quattro. Ma la sua storia è di tanti. Sicuramente di troppi.

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