Hipster musulmane: il nuovo movimento culturale che invade l’America per riscattare l’Islam

E’ la rivoluzione culturale dell’irachena Layla Shaikley che con hijab (velo sulla testa) e tacchi alti, su Youtube, dice no ai pre-concetti islamofobi

Layla Shaikley  è nata a Los Angeles, ma ha origini irachene. Lavora come architetto e ricercatrice al Mit Media Lab di Boston. Stanca degli stereotipi sul mondo islamico, che permeano le menti occidentali, ha deciso di darne la sua versione: originale, chic e femminile.

“Raccontate le vostra storia. Non lasciate che gli altri la raccontino al posto vostro”. E’ questo il motto della Shaikley. E’ un messaggio che la leader, di quello che ormai è diventato un vero e proprio movimento culturale, lancia alle donne islamiche. Vuole che il mondo conosca la cultura musulmana sotto una nuova luce: lontana dalle ombre, fatte di cliché e pregiudizi che l’hanno oscurata per secoli. L’Islam non è solo bombe, terrorismo, sottomissione femminile e oppressione.

La sua storia in un clip.  Ha scelto il mezzo di comunicazione più moderno e veloce per indirizzare al mondo il suo messaggio. Ha girato un video hip-hop style, co-prodotto con la casa di produzione Shaikh and Bake, la colonna sonora Somewhere in America è del rapper Jay Z, e lo ha caricato su Youtube. In soli due giorni ha ottenuto 100mila visualizzazioni.

Ciò che più colpisce del cortometraggio sono gli occhi fieri delle giovani donne islamiche, che vivono la loro “diversità” come condizione scelta, non imposta. Volti sorridenti e truccati, incorniciati da veli che coprono i capelli. Unghia smaltate e tacchi alti.

Ironicamente si sono date il nomignolo “mipsterz” (muslim­­-hypste). Le “hipster musulmane” è d’altronde un chiaro richiamo al termine “hipster” coniato negli anni Quaranta in America, per indicare i ragazzi bianchi che cercavano di emulare, negli usi e costumi, i jazzisti afroamericani.

Sono queste le nuove musulmane. Orgogliose della loro cultura, che ostentano anche nel look, non si precludono la possibilità di integrarsi, a trecentosessanta gradi, nella realtà occidentale. Vivono come le loro coetanee americane; delle quali condividono passioni, tendenze e stili di vita. Mai dimentiche però delle loro origini.

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