Dopo venti anni riapre a Napoli il processo per le vittime del sangue infetto

7.000 famiglie in attesa di un risarcimento e oltre 500 persone decedute a causa delle trasfusioni con sangue infetto

sangue infettoNapoli, 12 luglio – I fatti. Circa 7.000 famiglie in attesa di un risarcimento, e oltre 500 persone decedute a causa delle trasfusioni e dei farmaci emoderivati infettati dai virus dell’epatite B e C e dall’Hiv. Questo quanto accaduto la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’9o. Ne avevamo parlato in un precedente articolo: Sangue infetto. Una strage silenziosa per la quale lo Stato nega i risarcimenti e chiede la prescrizione per le sue responsabilità, ora si riapre il caso, a Napoli.

Il processo. Il processo che riapre a Napoli riguarda nove emofilici che, ormai già morti. Dopo vent’anni dal primo processo la Federazione delle associazioni emofilici (FedEmo) decide di costituirsi parte civile nel processo penale,  contro Guelfo Marcucci e nei confronti di altri nuovi imputati, amministratori di case farmaceutiche italiane, accusati di omicidio colposo plurimo.

FedEmo. “La nostra scelta nasce dal fatto che non vogliamo dimenticare quanto è successo e auspichiamo che la giustizia faccia celermente il suo corso individuando i responsabili di un disastro che ha coinvolto migliaia di persone e ha mandato in frantumi la vita di numerose famiglie” – dice Alberto Garnero, vicepresidente della FedEmo.

Alcuni tra gli imputati sono amministratori di aziende come la Sclavo, il gruppo Marcucci, Farmabiagini e Aima Derivati. Il ministero avanza una richiesta di risarcimento di 55 milioni di euro.

Le dichiarazioni finali. “Sappiamo che sarà un processo lungo e difficile, pieno di incognite e certamente non ci facciamo illusioni. Tuttavia noi vogliamo continuare a lottare per i nostri amici che non ce l’hanno fatta. Sono trascorsi 44 anni dall’inizio degli eventi ed oltre 20 dall’inizio del primo processo. Il nostro augurio è che lo Stato si schieri al fianco dei danneggiati, costituendosi a sua volta parte civile nei confronti degli imputati, per il danno arrecato ai pazienti, ai loro familiari e al servizio sanitario nazionale.” – aggiunge Garnero.

Il processo riprenderà il 3 ottobre prossimo.

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