Il grande rischio, uccide ancora. AIDS. Non abbassiamo la guardia.

L’AIDS, esploso negli anni ottanta come eredità di un ciclo di vite scapestrate all’insegna del sesso-droga-rock and roll degli anni settanta, è ancora presente tra noi, sebbene se ne senta parlare solo in occasione dei eventi organizzati per la raccolta di fondi per la ricerca o quando si menzionano i paesi del terzo mondo.

Ma in Europa l’attenzione è scesa drasticamente sotto la soglia minima ed in pericolo sono le nuove generazioni, quelle nate dopo gli anni ottanta che non hanno ricevuto il carico di spavento ed angoscia tipici della scoperta di una malattia così subdola. Ancora oggi la trasmissione avviene prevalentemente per sia sessuale, visto il drastico calo del numero dei tossicodipendenti a base di eroina la cui trasmissione avviene con lo scambio delle siringhe.

I giovani intrepidi e fragili spesso non utilizzano le opportune precauzioni durante i rapporti sessuali, ponendo in serio pericolo la loro salute e mettendo una seria incognita sul loro futuro. Le statistiche demoscopiche ferme al 2009 indicano l’Italia con una percentuale dello 0,3 % che visto così potrebbe sembrare un numero piccolo, ma ancora oggi in Italia si contagiano quattromila persone all’anno. La farmacologia si attesta su di una ventina di farmaci usati in modo mirato, in quanto la cura è soggettiva e dipende dal suo inizio. C’è chi inizia a malattia già conclamata, il 40 per cento, e chi invece inizia presto la terapia.

Una curiosità è che nelle statistiche ci sono anche pazienti di una fascia di età adulta, quelli soggetti all’effetto Viagra e della sregolatezza sessuale. In ogni caso questa malattia essendo infettiva richiede una terapia a vita, il che significa che con l’invecchiamento insorgono inevitabilmente patologie senili cui bisogna tener conto modificando di volta in volta la cura. Ma l’arma migliore resta la prevenzione e l’informazione, ma come poter affrontare un tema così delicato se ancora oggi non esiste una buona conoscenza della sessualità?

I giovani ancora una volta vengono lasciati alla loro personale esperienza, senza che possano affrontarla mediante informazioni mirate oppure corsi presso ambulatori sanitari. I tagli economici ed i deficit strutturali della nostra sanità non consentono questo tipo di servizio che potrebbe avvicinarci ad un passo da un paese civile.

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