CGIL sul piede di guerra: “l’articolo 18 non si tocca”.

“Pronti a dare battaglia”. Questo è lo slogan della CGIL che da oggi si oppone al governo. “Contro l’ipotesi di riforma del mercato del lavoro e in difesa dell’articolo 18. Una mobilitazione che sarà dura e articolata e che punta a ottenere risultati concreti durante il dibattito parlamentare della riforma.”

“Non sarà la fiammata che si esaurisce in un giorno: abbiamo il dovere di portare a casa dei risultati prima che si avvii un biennio di espulsioni di massa dalle aziende. Per questo la proposta è di un pacchetto di 16 ore di sciopero: 8 per le assemblee e 8 ore in un’unica giornata con manifestazioni territoriali.”

Questo è il comunicato ufficiale che si legge oggi sul sito della CGIL. La protesta sollevata da Susanna Camusso ha raccolto subito parei favorevoli dal centro sinistra. E’ atteso per domani il grande vertice, infatti è stato convocato l’incontro conclusivo al ministero del lavoro sulla riforma del mercato del lavoro con le imprese e i sindacati per la messa a punto definitiva del testo sulla riforma.

L’Unione Europea apprezza la riforma dichiarando questo progetto dinamico in merito al mercato del lavoro pari al progetto di tutta la UE. Intanto la CGIL incalza: “Ci saranno espulsioni di massa”, afferma Maurizio Landini – segretario generale della Fiom – “la riforma non riduce la precarietà, non estende gli ammortizzatori ma rende più facili i licenziamenti”.

Inoltre Landini prosegue affermando che la normativa sarà contrastata con ogni mezzo e con ogni forma di protesta democratica in tutte le fabbriche ed per tutta la nostra Nazione. La Fiom sostiene che questa riforma è una follia. Dello stesso avviso è il segretario confederale Fulvio Fammoni che incita a portare a casa validi risultati a favore dei lavoratori prima che si avvii un biennio di espulsioni di massa nelle aziende.

Intanto i partiti del centro-sinistra si schierano a favore dei sindacati. Il PD si spacca e Pierluigi Bersani afferma: “Non so se chiamarlo accordo”. Mentre il PDL loda Fornero incitandola ad andare avanti. Espellere i lavoratori senza consultare i sindacati e la mobilità diverrà molto più semplice: le imprese potrebbero, in tal caso, licenziare quattro dipendenti ogni 120 giorni, in caso di crisi, con una semplice comunicazione scritta.

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