Passion Time: una vita in stand-by aspettando il lieto fine

“Le lettere sono come messaggi in una bottiglia”. Se vuoi raccontare la tua storia anche solo per sfogare le emozioni, scrivi a Passion Time, invia la tua lettera a redazione.napolitime@gmail.com

Messaggio-Bottiglia-Donna“Non ho tempo per scriverti una lettera breve, perciò te ne scriverò una lunga”. Ho letto questo saggio cinese su un libro sfogliato alla Feltrinelli, “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman. E mi sembra una bella frase con cui iniziare una lettera. Sono una lettrice del vostro quotidiano e, in questo momento, aspetto il treno seduta al tavolino di un bar della stazione di piazza Garibaldi.

Non so perché mi sia venuta voglia di scrivervi, forse perché sono una donna sola, forse perché le lettere sono come messaggi in una bottiglia. O semplicemente così, per passare il tempo. Mi chiamo Francesca, ho 37 anni, insegno inglese e ho appena pianto. Una storia banale e squallida la mia, il solito clichè. Una vita trascorsa a essere l’“altra”. Buttata ad aspettare un uomo per cui non sarò mai la prima scelta. È iniziato tutto 10 anni fa, lo conobbi poco dopo la laurea in lingue, in un centro traduzioni.

Lui era sposato, ma il suo matrimonio era giunto al capolinea. Ero giovane e sprovveduta e la vita mi aspettava, ricca di promesse. Mi sembrò un gioco all’inizio. Le bugie di lui per vedermi anche solo per un attimo, sentirmi desiderata, sentirmi preferita a un’altra donna, mi lusingava, mi faceva sentire forte. Mi piacevano quegli attimi rubati che non saziavano mai fino in fondo, quei baci che sapevano di proibito. “Non ho nulla da perdere”, mi dicevo. “Posso smettere quando voglio”, mi dicevo. Ma non è mai così. Le donne si scottano spesso con i giochi che iniziano. Non sanno giocare, puntano sempre troppo, sempre tutto, sempre fino in fondo. Amano le false promesse e le scommesse perse. E il gioco le mangia da dentro, le divora, le riduce a brandelli.

Dopo otto anni di capolinea, lui la moglie l’ha lasciata sul serio. Ma non per me. Il mio posto era cucito ai margini. Nel mio piccolo appartamento al quinto piano. Più fermo del ruolo di una moglie. E così è arrivata Ida, e poi Lucia, e ora Teresa. Tutte le fidanzate ufficiali. E io resto qui, ingabbiata nel mio stesso gioco. Le donne non vincono mai, avrei dovuto saperlo, mia madre me lo diceva sempre, ma io non ci credevo. Sono passati dieci anni e non l’ho nemmeno notato. Ho guardato la mia vita scorrere. Ho bruciato tutto, i miei sogni, le mie aspirazioni. Non ricordo neanche più quali fossero. A 37 anni sembro una donna di 50. Sono sciatta e trasandata. E, ora, sto per prendere un treno. Ho deciso di dire “basta”. Ieri ho fatto un test di gravidanza ed è uscito positivo. Voglio tenere il bambino. Ma non so cosa fare. Non so se dirlo o meno a lui. Se sparire lontano da lui e da Napoli e costruirmi una vita altrove. Non voglio che mio figlio abbia una madre che è meno di nulla. Voglio vivere, voglio riprendermi i miei sogni e la mia forza. Rivoglio indietro tutto ciò che ho lasciato ai compromessi. Ma sarebbe giusto far crescere un bambino senza un padre? Non lo so. Non so davvero cosa fare.  

Francesca

Cara Francesca, la vita non è mai semplice per nessuno, ognuno di noi ha dovuto fare i conti con notizie inaspettate, che fanno mettere in discussione tutto il senso della propria esistenza. Quanti progetti buttati, quanti sogni infranti, quante aspettative deluse, per ogni singola vita che mette piede in questo mondo, che sia donna o uomo non fa differenza, il dolore è universale. Ora ti sembra che per te sia arrivato il tempo dei bilanci, tra il bene e il male, tra quello che avresti voluto per te e quello che invece hai ottenuto, ma non è così se tu lo vorrai, pensando invece che ogni giorno vissuto non è stato sprecato, proprio perché lo hai vissuto, perché hai sentito l’aria fresca entrarti nei polmoni ad ogni risveglio, perché hai assaporato la vita in ogni sfaccettatura, nel bene e nel male per l’appunto.

La nostra storia, il nostro vissuto ci rendono quello che siamo, ma sta solo a noi stessi utilizzare le esperienze fatte per tirar fuori la grinta e affrontare il mondo con un piglio nuovo, positivo nonostante tutto e propositivo per il futuro. Non guardarti indietro se non per ricordare le belle emozioni che hai provato, senza rimpianti per quello che invece non hai avuto. L’amore che hai provato nessuno potrà fartelo dimenticare e anche se il lieto fine che immaginavi ti è sfumato via tra le dita, hai davanti a te una nuova avventura da vivere con tutta la passione che racchiudi nella tua anima.

Non sarà facile, nessuna rosa bellissima e profumata è senza spine, ma il figlio che aspetti darà nuova linfa alla tua esistenza, facendoti provare una forza che non immaginavi neppure di avere e sarà proprio l’amore per tuo figlio a darti le risposte che oggi cerchi. Che tu sia a Napoli, nella tua città, o in qualunque posto in cui deciderai di vivere, i tuoi ricordi, le tue radici, le emozioni che trattieni a stento, saranno sempre lì con te, a tormentarti quando ti sentirai fragile e inconsolabile e a rincuorarti quando poi ti sentirai al sicuro, forte e determinata, perché sei come ogni essere di questo universo, intrisa di emozioni, sensazioni e stati d’animo volubili, come una fiamma che traballa ad ogni colpo di vento ma che si rinnova con nuovo ossigeno ancora più vigorosa e vitale.

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