Israele fuori da Gaza, la tregua regge, ma è strage di bambini

Oltre 1.800 palestinesi morti, quasi 400 bambini secondo Unicef a Gaza

tregua a gaza(AGI) – Roma, 5 ago. – L’artiglieria israeliana tace, e non piovono più razzi palestinesi: regge la tregua a Gaza che la comunità internazionale e il mondo intero imploravano.

Al 29esimo giorno dell’offensiva ‘Margine Protettivo’, alle 8 ora locale, é cominciata la tregua di 72 ore siglata tra Israele e le fazioni palestinesi della Striscia grazie alla mediazione dell’Egitto.

I razzi di Hamas sono stati sparati fino all’ultimo minuto, verso il sud e il centro di Israele, e un paio sono caduti anche in Cisgiordania (uno ha colpito una casa di Betlemme, un altro é caduto alle porte di Hebron).

Per Tshal la missione é compiuta: distrutti i tunnel utilizzati dalla guerriglie per infiltrarsi in Israele, si può annunciare il totale ritiro dalla Striscia: l’ultimo soldato ha lasciato l’enclave costiera governata da Hamas proprio alle 8. I riservisti comunque non sono stati rilasciati dal servizio e l’esercito rimane pronto al confine a intervenire qualora Hamas dovesse rompere la tregua. Identica la minaccia del movimento islamista in caso di “infiltrazione” militare.

L’Ue ha esortato le parti a mantenere l’impegno. Ma resta la strage: oltre 1.800 palestinesi morti (quasi 400 bambini, secondo Unicef a Gaza). Un bilancio che potrebbe crescere quando saranno setacciate le macerie. Israele, che sostiene di aver ucciso almeno 900 terroristi, ha perso 64 soldati e tre civili; e tra i 97 militari feriti, 9 versano in gravi condizioni.

Il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, ha annunciato di essere contrario a coinvolgere il presidente palestinese, Abu Mazen, in qualsiasi tipo di organizzazione riguardante la Striscia dopo il cessate il fuoco. Intanto 300 camion dovrebbero entrare a Gaza: 10 portano materiale sanitario insieme con 5 ambulanze. Dovrebbero anche essere riparate a breve le linee per riportare l’elettricità nel martoriato territorio palestinese.

Intanto i palestinesi si sono rivolti alla Corte Penale Internazionale (Cpi), perché il tribunale dell’Aja apra un’inchiesta: secondo il ministro degli Esteri palestinese, Riad al-Malki, volato stamane all’Aja per incontrare i procuratori della Corte, ci sono “prove evidenti” che Israele abbia compiuto crimini di guerra; e ha annunciato che adesso farà di tutto perché la Palestina diventi membro della Corte. In realtà, nè palestinesi nè israeliani hanno sottoscritto lo ‘Statuto di Roma’, fondativo del Cpi, e dunque la Corte al momento non ha alcuna giurisdizione su Gaza.

Ci vorrebbe una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma gli Usa, da sempre vicini a Israele, userebbero il loro diritto di veto. (AGI)

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