Ferragosto con Libera: la voglia di riscatto di chi non si ferma nemmeno in estate

Se il lavoro nobilita l’uomo, Ferragosto nei campi estivi di Libera è una buona occasione per sporcarsi le mani.

estateliberiLa lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale e morale che coinvolga tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

L’eco delle parole di Borsellino ed il vento di cambiamento è proprio ciò che si sente nei campi di Libera, dove  i volontari decidono di passare insieme anche il giorno di Ferragosto, dove le terre confiscate alla mafia coi loro frutti inneggiano alla rivoluzione naturale, dove il lavoro non è ciò da cui si sente il bisogno di fuggire, bensì di rifugiarsi, perché le mani sporche non saranno altro che il simbolo di un piccolo, ma fondamentale contributo.

Così anche il Ferragosto acquista un significato più nobile, rifiutando la festa per non intralciare, ma anzi, proseguire con passione e decisione su un percorso di responsabilizzazione e volontariato, in cui i giovani decidono di diventare parte attiva del cambiamento e protagonisti dello stesso, per prendere la situazione in mano, nel senso più concreto del termine.

E’ questo che avviene nei campi di “E!State Liberi” che ogni anno attirano migliaia di giovani disposti a sacrificare con piacere un pezzo delle loro vacanze per vivere un’esperienza di crescita personale e sociale e capire il fenomeno della criminalità organizzata guardandolo da dentro.

La concretezza dell’esperienza è dimostrata anche solo dai posti scelti, quest’anno, da ben 4000 volontari: da Scampia a Quindici, da Palermo a Gioiosa Ionica, le terre confiscate ai volti della criminalità italiana – Provenzano, Brusca, Riina, Piromalli, Schiavone – vengono riscattate dal lavoro di chi crede nella possibilità di salvare se stesso ed il proprio paese dal dilagare dell’illegalità.

I partecipanti non solo imparano a lavorare per la risistemazione del bene e cooperare sulle terre confiscate alla mafia, ma, ritrovandosi a guardare il volto criminale di quelle terre e quelle regioni, hanno la possibilità di criticarlo con più argomenti e combatterlo con più forza. Così, incontrano le famiglie delle vittime della violenza mafiosa, discutono con i giornalisti e hanno continui confronti con gli operatori di cooperative e gruppi sociali, mentre con l’aiuto di Libera Terra vedono la loro fatica diventare frutto con la produzione di olio,vino, passata di pomodori e tutti i prodotti che quelle terre mettono a disposizione di questi giovani lavoratori.

“Quando sono arrivata qui ho incontrato persone umili che conoscono il prezzo vero della vita, e sono segnate dal coraggio e la voglia di combattere. Combattono insegnandoci che non esistono tabù, non domande scomode, non nomi o parole impronunciabili“. Queste sono le parole di Irene sul campo di volontariato di Cinisi e l’insegnamento che ogni ragazzo porta con sé è quello con il quale Lucrezia conclude la sua pagina di diario sul campo di Gioia Tauro: “La promessa è quella di avere coraggio: di scegliere, di decidere di guardare in faccia le ingiustizie, di rompere l’abitudine, di rendere vivi questi ricordi.”

L’ultima parola è un “grazie”, perchè è sconfinata la gratitudine di chi ha finalmente scoperto quanto sia liberatorio aprire gli occhi e guardare in faccia una realtà che ognuno ha il dovere, e la possibilità, di cambiare.

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