Riforma della scuola: atteso domani il Consiglio dei Ministri. Previsto il taglio di 400mila precari

Autonomia, precariato e merito tra i punti salienti in discussione al Consiglio dei Ministri di domani. Previsti finanziamenti per un miliardo di euro

precari scuolaRoma, 28 agosto – Mancano poche ore al Consiglio dei Ministri che domani deciderà sulle sorti della scuola. O almeno ci proveranno. Fronte caldo, quindi, per l’istruzione, diventato particolarmente rovente a seguito delle dichiarazioni della ministra Giannini rese tre giorni fa durante il meeting di “Comunione e Liberazione”. Il pacchetto su cui si gioca la partita prevede una vera e propria rivoluzione per il comparto scolastico: supplenti precari, merito, scuole private, autonomia, istituti professionali e maturità sono i punti salienti su cui verterà la riforma di punta del governo che sta diffondendo malcontento e preoccupazione tra docenti, studenti e famiglie. Sì, perché sono proprio queste le tre categorie alle quali, nelle dichiarazioni rese dal governo, verrà richiesto il massimo contributo. In che modo non ci è dato ancora sapere, ma sui punti della riforma che saranno discussi in Consiglio domani non ci sono dubbi.

Si partirà, innanzitutto, dal merito. L’intenzione sarebbe quella di legare la retribuzione degli insegnanti ad una forma di merito o carriera, sebbene, per fare ciò, servirebbe, secondo i sindacati di settore, un nuovo contratto per tripartire la categoria in docenti esperti, ordinari e senior. Ma, per fare ciò, le risorse non ci sono. Di conseguenza si ripiegherà su qualche formula di incentivazione per coloro che vorranno assumersi più incarichi, oltre all’insegnamento, con un conseguente allungamento dell’orario di lavoro. Contribuirà ad incrementare la retribuzione l’aggiornamento professionale, probabilmente obbligatorio, a condizione che si riscontri un miglioramento delle performances degli studenti.

Molto più ostica si presenta la questione delle supplenze, che appare come una vera e propria bomba ad orologeria. La rivisitazione dell’intero meccanismo di attribuzione degli incarichi potrebbe spazzare via una grossa fetta di precari della scuola. “Il governo vuole andare verso l’abolizione dell’attuale sistema delle supplenze nella scuola” ha dichiarato la Giannini durante il meeting di CL. “Le supplenze non fanno bene né a chi le fa né a chi le riceve”. Secondo la ministra, le supplenze andrebbero ripensate alla luce del fatto che già dall’inizio dell’anno scolastico si conosce il numero di posti da sostituire stabilmente.

Nella scuola, attualmente, l’organico di diritto (una pianta organica di previsione, pensata sulla base delle iscrizioni degli alunni e al trend degli ultimi anni) permette il conteggio dei posti per le immissioni in ruolo, mentre le cattedre vacanti vengono assegnate ad altrettanti supplenti. Poi, a settembre, il ministero calcola le reali esigenze della scuola, elabora l’organico di fatto e assegna le eventuali cattedre in più ancora a supplenti.

Con l’introduzione di un organico funzionale, invece, si andrebbero ad assegnare ad un gruppo di istituti dello stesso grado un certo numero di docenti che consideri sia le esigenze di insegnamento che quelle di eventuali supplenze, garantendo, in tal modo, la continuità didattica per le classi (avere lo stesso insegnante, compresi quelli di sostegno, per tutto il percorso scolastico). In poche parole, oltre ai docenti di ruolo, si dovrebbe coinvolgere una parte dei precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento che potrebbero ottenere incarichi non più annuali ma pluriennali, avvicinandosi sempre di più al ruolo, visto che, fino all’assunzione dell’ultimo supplente delle graduatorie provinciali, si continuerebbe ad assegnare metà dei posti ai vincitori di concorso e l’altra metà ai precari delle liste ad esaurimento. Ma, con l’organico funzionale, le graduatorie d’istituto diverrebbero inutili e 400 mila precari potrebbero dire addio all’insegnamento.

Ulteriori leve per il rilancio della scuola che il governo intende mettere in campo sono una più ampia autonomia, la modernizzazione dei programmi di insegnamento di tutto il percorso scolastico, puntando su informatica ed inglese e recuperando materie bistrattate dalla riforma Gelmini, quali storia dell’arte, geografia e diritto. E ancora: ammodernamento della maturità, finanziamenti e detassazione per le scuole paritarie per rendere effettivamente libera la scelta tra scuola statale e paritaria da parte delle famiglie, potenziamento degli istituti professionali per rendere più fruibile l’alternanza scuola-lavoro e ridurre l’abbandono scolastico.

In tutto, Renzi parla di investimenti per un miliardo di euro nella scuola, una cifra che fa di certo il suo effetto in un comparto martoriato dai tagli durante i governi passati. Staremo a vedere le decisioni del Consiglio dei ministri di venerdì 29 agosto.

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